Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TOSCANA
anno <1936>   pagina <1098>
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Mano Puccioni
non ammetta per buono questo andazzo, anzi ho per non vero che diventi imbecille chi non lo era prima, e piuttosto condanno il sistema che corre in Toscana di troppo oziare intorno le cose di governo; e vorrei che cessasse, perchè non fa onore al paese, molesta ohi governa e don ueggia al fine.
Il Governo conosce che poca è la forza di che egli dispone a tutela dell'ordine, nia non per questo se ne vuole allarmare, perchè serba fede al buon volere dei cittadini; i quali proclamando unanime il sentimento italiano, non può dubitare che non siano pronti alle circostanze di met­tere alla prova la sincerità dell'animo, sia col concorso da darsi alla guerra, sia con l'altro non meno importante, il concorso dell'ordine intemo. Nulla il Governo ha trascurato per conseguire una maggior forza che oggi non ha. La chiese al Piemonte e non l'ottenne, la chiese a Napoleone III e non la ottenne. Al seguito di queste negative il Governo senti più forte l'impegno di sor bare immacolata la Toscana dai disordini con forze proprie. Pensò ad accrescere la Gendarmeria Esaminò se convenisse istituire una Guardia Cittadina, ne fece lunga discussione, e fino da ieri ne dimise il pensiero, persuadendosi che ai nostri costumi e abitudini poco convenisse quella maniera di tutela dell'ordine pubblico. Lo esperimento fattone nel 48 non potò essere obliato. Ieri si abbandonava l'idea d'istituire una Guardia Civica, e ieri sera il Governo concedeva a Lei per straordinario e per provvisorio di armare cittadini. Parrebbe una contradizione, ma non lo è. L'atto governativo la S. V. 111.ma capirà di leggeri dev'essere essenzialmente ponde­rato e in quello nulla avvi ad essere di avventato; e sopra tutto ne vanno misurate le con­seguenze più remote, che sono anche la più difficile a preconcepirsi, onde d'una cosa fatta per il bene non ci abbiamo a pentire poi quando il pentirsi è tardi. Cosi potrebbe avvenire se la Guardia Civica tornasse ad essere istituzione. Non così ne sarebbe il caso quando per straor­dinario é provvisoriamente il Governo crede di poter dar facoltà al Prefetto, associato al Gon­faloniere e ai principali cittadini, di armarne un numero in vista di specialissime circostanze e temporaneamente.
Per le cose fin qui accennate neppure si creda che il Governo non pensi ad altri espedienti, col fine ch'egli vuole, quanto tutti vogliono, di crescere le armi per la nostra tutela.
Penso a questo, tanto più che il fare nuovi soldati per la guerra che si combatte dev'essere opera incessante. Gli atti successivi del Governo proseguiranno a mostrare che a qualche cosa egli pensi, siccome fece anco in passato. Al Paese spetta il debito di secondarlo con virile opere e brevi parole, ciò deve il Paese, onde non restare al disotto del Governo nel sentimento del decoro e in quello del patriottismo.
Sono sempre hi aspettativa d'una storia precisa dei fatti di Perugia. Nessuno, avviso tele­grafico ho ricevuto di costà; così spero che tutto proceda bene. Tuttavia dovrebbesi confermare, anche per superfluo, non dovendo il Governo centrale restar mai nella incertezza.
Penso che sarà costà spedito un distaccamento di cavalleria.
Ho il vantaggio di segnarmi
[Rica soli].
15. - Id. id.
Regio Commissario Straordinario in Toscana del Re Vittorio Emanuele
Durante la Guerra d'Indipendenza. Segreteria generale.
A S. E. il Ministro dell'Interno. Eccellenza,
È desiderio di S. E. il Commissario Straordinario che sia compilata una esatta relazione dei fatti atroci di Perugia da circolarsi ai Rappresentanti delle Potenze estere.