Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; TOSCANA
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1936
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Mario Puccioni
prodotto. Devo però notare con viva soddisfazione come il Vescovo di Cartona, con sua Pastorale del 24 giugno *59, avesse deplorato vivamente gli eccessi e mostrato al Clero la via da seguirsi, onde non farsi perturbatore della pace pubblica, conquistandosi le vive congratulazioni del giornale ufficiale. Invece tutti gli altri Arcivescovi o Vescovi non dettero atto al ministro Salvagnoli della sua circolare, e continuarono in quella via che doveva tanto dividere la fede dalla patria.
17. Prefettura di Arezzo.
Narrazione degli avvenimenti di Perugia.
Non appena in Perugia si ebbe certezza dello avvicinarsi delle truppe pontificie a (niella citta, fu desiderio unanime dei Cittadini che la città stessa si ponesse in stato di difesa, tanto più che per lettere giunte da Foligno era purtroppo presentita la intenzione degli assalitori dì darsi al saccheggio.
A tale effetto nella mattina del 20 giugno si aprirono dei ruoli per l'ascrizione di coloro che avessero voluto accorrere ad armarsi in difesa della Patria; l'appello corrispose al bisogno, perchè in poche ore circa 3000 erano quelli che richiedevano le armi; queste però non erano in numero sufficiente, quindi fu. divisa in tre categorie la forza che voleva mobilitarsi, ed intanto si distribuirono alla la categoria n. 450 fucili di munizione, si consegnarono alla 2* 500 archibugi da caccia, e si differì all'arrivo di altri fucili che attendevansi l'armamento della 3 a categoria. Sul momento parve che per questo armamento parziale insorgesse del malumore, quale però si dissipò all'arrivo graditissimo di due ufficiali piemontesi, i quali si affrettarono di ricomporre gli animi, assumendo simultaneamente la direzione di questa colonna di armati, che ripartita in vari drappelli veniva collocata a difesa delle diverse porte della Citta e di altri posti interessanti. Si assicurava frattanto che le truppe svizzere (pontificie) in numero di 2000 circa e munite di tre pezzi d'artiglieria trovavansi circa le 12 presso il Ponte S. Giovanni a non molta distanza da Perugia; che ivi incomiaciasscro ad atterrire quei campagnoli, con stragi e con gravose imposizioni, perocché mi sia stato concordemente ripetuto che a quella piccola borgata venisse imposto il pagamento di 2000 scudi; che ricercata la famiglia di certo Rossi, onde vendicarsi d'insolenze dirette precedentemente ai fuggiaschi gendarmi e non trovatala, uccidessero il di lui garzone saccheggiando e derubando la casa; che similmente si contenessero verso il possidente Francesco Angioletti, derubandolo di quanto potevano, uccidendo il garzone e lasciando gravemente ferito il di lui cocchiere; e che infine dopo aver ucciso altri due individui della borgata stessa, e gettatigli nel Tevere, si trattennero a bevere nella cantina dell'Angioletti il vino che toglievano dalle botti spezzate a colpi di fucile. Poco dopo le 2 pom. la colonna svizzera (pontificia) saliva il poggio della Città per la vecchia via, approssimandosi divisa, per quanto pare, in più brigate, nello intendimento forse di tentarne l'ingresso da diverse porte: mezz'ora dopo si scambiarono già diverse fucilate tra i militari e i perugini armati che trovavansi ai posti di difesa piò. avanzati, e quanto più si avvicinavano, altrettanto vivo si faceva il fuoco da ambe le parti, per Io che vi furono dei feriti ed alcuni morti si degli uni che degli altri. Poco dopo le ore .6 pom. due compagnie di svizzeri piegarono in modo non osservato, perchè difese dallo spessore di alte siepi, dietro le mura della prima cinta, e giunte in luogo dove queste riescono più basse, operarono, a mezzo d'arnesi requisiti alla campagna, una scalata, intraducendosi nell'orto dei monaci cassinosi di S. Pietro nel quale appunto trovavansi riuniti buon numero di cittadini armati, quindi impegnossi allora un vivo fuoco, ma il numero degli svizzeri (pontifici) crescente sempre per la continuazione della scalata di altri, obbligò i cittadini a ritirarsi, uscendo