Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TOSCANA
anno <1936>   pagina <1102>
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Mario Puecioni
La soldatesca non CCHBÒ dal saccheggio non ostante lo notte avanzata, o continuava ad esplodere contro le case, ma ordini sopraggiunti volevano, diccai, farla desistere e sembra che allora, sotto il pretesto di abbisognare di generi di provvista, abbattesse a colpi di Incile le porte delle taborne dei rivenditori di questi generi, di cui volle la somministrazione senza corrisponderne il valore, e che altrettanta violenza veniva usata contro alcuni locandieri e bettolieri.
Nella seguente mattina fa ordinato il disarmo degli abitanti con ingiunzione di deposi tare le armi al comando militare nel tempo di tre ore, sotto la comminazione di severe misure. Si asserirebbe che nella stessa mattina gli svizzeri (pontifici), nuovamente istruiti dal noto frate domenicano della esistenza di popolani armati nascosti nel monastero dei Cassmesi, ivi: tornassero a perquisire, e che avendo vi di fatto trovati dei cittadini, rimasti fino dalla precedente sera, operassero di alcuno l'arresto ed altri uccidessero unitamente ad alcuni di quei religiosi; e che devastando poi quanto più poterono quel Cenobio, ne abbruciassero la ricca biblioteca. Vuoisi che nella notte del 22 venissero perquisite varie altre case, fra le quali quella del Barone Danzetta. del Baldini e del Calderoni; vuoisi ancora che due guardie di finanza addette alla Porta Nuova venissero fucilate.
Molte altre atrocità si narrano avvenute nell'interno della città, in diverse contrade, ma non se ne hanno i precisi ragguagli; in molte case sono state rinvenute quantità di palle penetrate dalle finstre; anche contro lo spedale di ambulanza, ove sventolava una bandiera nera* furono esplose molte fucilate; i popolani feriti che vi si trovarono ebbero a rifugiarsi sotto i letti; si conta che oltre SO colpi di fucile furono esplosi entro l'ospedale medesimo.
Il numero esatto delle vittime non si conosce, perocché se ne rinvengono sotto le macerie, tuttavia si crede che non meno di quaranta siano gli inermi assassinati, molti meno i caduti in combattimento. Gli arresti sono stati numerosissimi, e si temevano ulteriori fucilazioni alla partenza dello espresso latore di queste notizie.
Dalla Prefettura di Arezzo 24 giugno 1859.
Il Prefetto Doni.
18. Prefettura di Arezzo.
A. S. E. il Ministro dell'Interno, Firenze.
Eccellenza,
Dopo il ragguaglio dei casi di Perugia trasmesso alla E. V. col mio straordinario rapporto del 2-1 giugno spirato, io non saprei come meglio sodisfar al desiderio di ulteriori notizie espresso Bell'ossequiato dispaccio della E. V. del 29 detto che rassegnandole, come faccio, una completa narrazione di quei luttuosi avvenimenti compilala a mia richiesta dall'egregio cav. Francesco Guardabassi, illustre capo della emigrazione perugina refugiatasi in questa Città. l) Le distinte qualità di questo gentiluomo, il quale come uno dei componenti il Governo provvisorio di Perugia ebbe parte principale nella tremenda catastrofe,! mezzi speciali dei quali egli ha potuto disporre per raccogliere ed appurare le cose narrate, mezzi che a me mancano per la lontananza e per difetto di sicure relazioni in quello stato estero, panni offrano sufficiente garanzia della sincerità ed esattezza della narrazione.
Se poi l'È. Y. gradisse che i fatti narrati fossero in qualche modo accertati a cura di questo uffizio, io non potrei all'uopo valermi di altro mezzo che di quello altra volta adoperato, ,
1) Quasi certamente la relazióne seguente ohe non ha firma né data