Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TOSCANA
anno <1936>   pagina <1103>
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lUccrcanflo negli Archivi del Ministero dell'Interno della Toscana, ecc. 1103
lo invio cioè di persona fiduciaria a Perugia, In quale per altro, dovendo necessariamente attingere informazioni dagli abitanti di quella citte oggi dominati dal terrore, non recherebbe forse più sicure notizie o meglio appurate di quelle registrate nell'annessa relazione. Ho l'onore di dirmi col massimo ossequio della E. V.
Dcv.mo
Doni. Arezzo 3 luglio 1859.
Credo utile riportare anche la relazione non firmata di cui ho dato sopra notizia:
19. Al Ponte S. Giovanni fu ucciso il garzone d'Angioletti; due altri squartati e buttati nel Tevere. In casa Spadini ucciso marito e moglie, indi il fabbro e i coniugi Ceccorelli. Incendiata la frateria Santarelli, uccisi due portieri alla Porta S. Pietro. Uccisi Mori e il garzone del caffè. All'ambulanza della bandiera nera (cioè che portava dei feriti) furono tirate dentro moltissime fucilate. In casa Temperini tre donne uccise, tolti 2000 scudi e argenterie. Al Temperini tagliate tre dita. Il vecchio pastaio Brugnoli ferito nelle spalle. Di casa Storti hanno ucciso tutti meno la moglie, che si rifugiò presso una famiglia americana, difesa dalla sua bandiera. Lo Storti fu fatto spogliare nudo coi garzoni e passalo a ni di spada. Di faccia, all'ospedale, uccisa la figlia di Cro­ciani. A porta S. Croce uccisi due portieri, ai quali per dileggio, poiché furono morti, misero in bocca dei zolfini accesi. Il segretario comunale Porta, con bandiera bianca, unitamente ad altri, andava in deputazione per trattar della dedizione. Una polla lo uccise poco lungi dal Corso, giù per l'alberata. Il vecchio Leoni chiedeva l'elemosina, fu lasciato cadavere in mezzo alla strada.
Un disertore dei fucilieri ferito fu tolto dall'ospedale e fucilato. Il vecchio portiere del Casino dei Nobili trovato fuori della porta fu ucciso barbaramente. La madre della moglie di Dinicini, la vecchia Pai mira Ticri, fu uccisa, e fu passata la coscia colla baionetta alla figlia di Tamiani, scolara della Tieri. Rubarono tutto. I frati del Monte zoccolanti ai divertirono a tirare su quelli che fuggivano. I monaci di S. Domenico aiutarono la truppa a salire in convento, perchè entrasse in città. Questi monaci avevano rinserrato sette giovani che volevano consegnare alle truppe, i quali però si salvarono dalle finestre.
Entrarono gli svizzeri in casa di v'affini Fabbrett i : lo uccisero dopo averlo svaligiato. Mauro Rossi oste fu ucciso colla moglie. Ucciso il Lancetta. Uccisa la figlia del capitano Polidori, quin­quenne. Una bambina lattante fu strappata dalle braccia della madre e gettata al Tevere. Giuseppe Danzetta è ferito. Il fuoco incominciò il 20 alle ore 2,30 durò quattr'ore. Pel resto vedi il bollettino n. 96.
I Perugini fuggiti in gran numero fino a Cortona. Hanno riportato circa duecento fucili. D Governo p ro wisorio è salvo. Anche la Principessa Bonaparte, di cui fu violata la casa.
A dimostrare il coscienzioso lavoro di controllo su dette notizie compiuto dalle autorità toscane, serve la seguente nota contenuta in fascicolo.
20. -Non sussiste la fucilazione dei Monaci di S. Pietro, come pure non è vero l'incendio della biblioteca di detto monastero, non è vera la morte dello speziale Bellucci; vero l'omicidio della sarta Irene Polidori, vero il ferimento di una giovane che stava colla medesima, vero il saccheg­gio della casa Santelli, e quindi l'incendio, la locanda Storti saccheggiata, ucciso il padrone con due domestici; saccheggiata la casa del conte Salvador! con ferimenti; la famiglia Rossi spogliata intieramente, varie altre case saccheggiate, 7 o 8 donne inermi uccise, altri 14 uomini assassinati. Queste correzioni le ha dettate la sig. Clelia Parrucchini, attualmente in Firenze proveniente da Perugia con alloggio alla locanda della Patria.