Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; TOSCANA
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1936
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pagina
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1106
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1106
Mario Puccioni
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Le notizie, i rapporti, le circolari surriferite non fanno altro che completare la storia della Rivoluzione Toscana del 1859, quale l'avea tracciata prima di tutti Matilde Gioii Bartolommei colla sua pubblicazione e che io, valendomi degl'insegnamenti paterni e di quelli anche da essa ricevuti, ho sviluppato nei ricordati miei tre volumi. Mi scrisse Paolo Boselli nel 10 novembre 1930-X, dopo aver letto il libro riguardante mio Padre, che alla Toscana del ,59 alto onore è dovuto, perchè senza Vesempio di lei, difficilmente Vunità nazionale così prontamente si portava a compimento E il giudizio di tal patriota parmi assolutamente decisivo e preminente.
Ma la Gioii, pochi mesi avanti di morire si compiacque inviarmi una sua traduzione d'alcune pagine d'una pubblicazione inglese della quale mi disse aver dimenticato il titolo. Tanto esse mi sembrarono interessanti, rispecchiando e completando i fatti sentiti così spesso ripetere in famiglia, che volli rintracciarne l'autore e lo ritrovai nel libro di W, K. Hancock Ricasoli and the Risorgimento in Tuscany, Il manoscritto ho depositato nel Museo del nostro Risorgimento, insieme al'o stampato sovversivo Novara non fu dimenticata ! che costò al Bartolomei un anno d'esilio, tra il prezioso carteggio e i documenti dei coniugi Bartolommei donato dalla Gioii, anche a nome delle sorelle; la traduzione poi qui riporto, perchè può servire a divulgare il libro inglese, e in ogni modo completa quanto fin qui è stato detto, sicché poco più ritengo potrà ancora aggiungersi intorno agli uomini che nella mia regione prima che in ogni altra terra della penisola seguirono l'azione sabauda e impresero a consacrarsi con forte animo e decisa volontà allo svolgimento del programma della Società Nazionale, cioè a proclamare l'unità d'Italia. x)
MARIO PUCCIONI
i) W. K. HANCOCK, Ricasoli and the Risorgimento in Tuscany, Londra, Faber e Gwyer, p. 184 e segg. Il testo è in patte tradotto, in parte compendiato.
... Era ovvio che fosse arrivato il momento in cui i nazionalisti dell'Italia centrale dovessero esser pronti a secondare l'opera di Cavour. In Toscana esistevano già diversi gruppi che fra loro avrebbero potuto avere la possibilità di propagare ed arrogarsi la supremazia del paese. Il più antico fra i nazionalisti toscani era il marchese Ferdinando Bartolommei, che rappresentava in Firenze la Società Nazionale fondata in Piemonte da Manin e Pallavicino e la cui propaganda in Italia era stata affidata al La Farina che ne era il segretario. Il Marchese apparteneva ad un piccolo numero di agricoltori coscienziosi; ma i suoi colleghi dei Georgofili simpatizzavano più strettamente con le sue idee a proposito di formaggio, che con le sue idee politico, che sembravano loro troppo ordenti. Esji sarebbero stati pronti per altro ad ammetterle a suo tempo, quando ogni pericolo fosse scomparso, in cui la sua agitazione, se poteva