Rassegna storica del Risorgimento
1867 ; LEGIONE ROMANA ; GHIRELLI GIOVANNI FILIPPO
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1936
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1115
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Un episodio poco noto detta campagna del 1867 1115
E innegabile che da queste due lettere del Fabrizi traspare un'animosità, materiata di sospetto, verso il GhireUi e le sue iniziative. La cosa non deve destare meraviglia: in un movimento di carattere rivoluzionario e repubblicano Garibaldi avrebbe assunto il comando dei volontari nella sua qualità di generale della Repubblica romana del 1849 la presenza del GhireUi, ex-soldato pontificio, maggiore dell'esercito regolare, che si sospettava sovvenzionato dal Governo e inalberava sulle sue bandiere il nome di Vittorio Emanuele, non poteva a meno di destare delle diffidenze. *> Come diremo a suo luogo, l'accusa mossa al Ghirelli dopo il 18 ottobre di avere rotto presso Orte la linea ferroviaria fece nascere addirittura il sospetto che egli agisse d'intesa col Comando pontificio per ostacolare la marcia dei volontari su Roma: ma prima ancora che si spargesse tal voce, negli ambienti del Quartiere generale era diffusa l'opinione che l'attività a sfondo monarchico della Legione Romana potesse creare un serio ostacolo all'azione garibaldina.
Comunque, alle due lettere del Fabrizi il Càspi rispondeva il giorno 14 nei seguenti termini, piuttosto rassicuranti:
Caro Nicola,
Tn ti occupi molto del Ghirelli, e temo che me ne scriverai ulteriormente. Lascialo fare. Egli è del resto incaricato di dipendere da Menotti, dal quale dipenderanno tutte le altre bande. Voi non gli dovete nulla, ed i 300 focili, che furono spediti al Parabbi e che ti scrissi fargli consegnare, furono destinati per lui dalla persona da cui furono dati. La Landa del Ghirelli è provveduta di mezzi per tutta la campagna, la quale non può esser lunga.
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i) Questa animosità diffusa a Terni nei confronti del Ghirelli è documentata anche dallo interessante scritto di P. DEI. VECCHIO, La colonna Frigyesi e la campagna romana del 1867 (Torino, 1867, Tipografìa della nBandiera dello Studente) dove leggiamo a p. 13: Intanto il Sig. Luigi (?) Giovanni GhireUi, emigrato romano ed ufficiale dimissionario dell'esercito regolare, con alcuni dei suoi compagni ed amici organizzava una Legione Romana. Considerati i precedenti politici degli uomini che erano alla testa, si teme va che questa Legione non si sarebbe posta agli ordini del colonnèllo Menotti che noi avevamo per unico capo del movimento insurrezionale. Avvaloravano questi timori i discorsi che dai capi della Legione si facevano, i proclami che all'Italia e alloro volontari dirigevano i giornali che se ne erano fatti patrocinatori, le intenzioni di cambiare la divisa ed altre vere o supposte che loro si attribuivano. Questi sospetti si accrebbero quando la Legione composta di circa 800 uomini invece di portarsi a rinforzare Menotti come ne urgeva il bisogno, si dirigeva a Narni, né di qui pareva volesse muoversi?). Dal canto suo il Crispi, impressionato dal dilagare di questi sospetti di cui le lettere scrittegli dal Fabrizi lo faceva avvertito, e contrariato dal fatto che i giornali conservatori (tipo Gazzella d'Italia) s'erano affrettati a dichiarare che la discordia regnava nel campo garibaldino, fece pubblicare nella Riforma il seguente comunicato: A certo giornale, che, fedele alla sua tattica di soffiare cinicamente la discordia fra gli operosi patrioti che si sono messi alla impresa di Roma, insinua che la Legione Romana agisce indipendentemente dalla direzione comune, risponde abbastanza la dichiarazione contenuta nel bollettino di ieri, del Comitato centrale di soccorso, che cioè quella cospicua legione e 11 suo comandante Ghirelli uscirono in campo in pieno accordo colla unita di direzione onde 1*insurrezione è disciplinata *.
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