Rassegna storica del Risorgimento

1867 ; LEGIONE ROMANA ; GHIRELLI GIOVANNI FILIPPO
anno <1936>   pagina <1120>
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1120 Renao U. Montini
Quartiere generale garibaldino assicurarsi il possesso della strada ferrata .nel tratto OrteBorghetto. Tale il risultato che il generale Fabrizi certamente si prefiggeva autorizzando il Ghirelli all'azione su Orte.
Nella sua marcia notturna disturbata dalla pioggia dirotta la legione percorse la strada che, tenendosi a mezza costa, segue la sponda destra della Nera. L'avanguardia invece, marciò lungo la linea ferroviaria Terni-Orte, la quale costeggia anch'essa la sponda destra del fiume, ma a fondo valIe.vSul far dell'alba la colonna raggiunse la confluenza della Nera col Tevere: poco discosto la ferrovia scavalca il Tevere sopra un ponte di ferro, di là del quale, dopo poche centinaia di metri, entra nella stazione di Orte. Nel '67, il ponte segnava il confine tra il Regno d'Italia e lo Stato pontificio ed era 'guardato, dalla parte italiana, da un plotone di soldati del corpo di osservazione del generale Ricotti. Sull'altra sponda i pontifici non avevano disposto nessun servizio di sorve­glianza soltanto quindici gendarmi erano accasermati nella stazione di Orte. La compagnia d'avanguardia del capitano Maggiolo attraversò il ponte senza essere scorta (!) e si impadronì della stazione senza colpo ferire; Invece il grosso della legione, che seguiva il Maggiolo a breve distanza, si vide chiudere la strada dai pochi soldati italiani. La sosta non dovette essere lunga, né ci dovette essere molto bisogno dell'eloquenza che il GhirelK si vanta di avere sfoderato, perchè il debole picchetto regolare una trentina di uomini contro circa settecento si decidesse a ritirarsi e a lasciare libero il passo ai volontari. Pochi minuti dopo tutto il corpo del Ghirelli si trovava riunito nella stazione di Orte e prima delle 7 le due compagnie del maggiore Gulmanelli si erano impadronite anche della città, che sorge su una collina a poco più. di tre chilometri dalla stazione: non così rapidamente però da impedire che il Governatore della città spiccasse messaggieri a Viterbo a sollecitare un pronto invio di truppe ponti­ficie per la riconquista di Orte. Questo provvedimento, che rientrava stretta-inente nei doveri del Governatore, fece andare su tutte le furie il Ghirelli, il quale fattoselo tradurre innanzi non si peritò di insultarlo e, a quanto fu detto, anche di malmenarlo. Fu solo per l'intervento di stimati patriotti orfani che la disgustosa scena ebbe fine. Subito dopo il Ghirelli, bandì i due decreti *) che abbiamo visto riprodotti dal Kanzler e si affrettò a spedire al
I) Commentando il primo di essi, quello cioè con cui il Ghirelli assumeva il governo prov­visorio di Orte, La Gazzetta del Popolo del 19 ottobre cosi scriveva: Dopo un tal documento di cui a nessun sfuggirà il significato ufficiale, il governo italiano è impegnato a impedire qua­lunque estero intervento. La forma del Manifesto e il titolo assunto dal Ghirelli escludono ogni dubbio . Dal canto suo. La Nazione, dopo avere riprodotto (il 21 ottobre) il secondo, quello della taglia imposta al Capitolo decreto, scrive il giornale, che sarebbe stato meglio non emanate ce ne fa conoscere anche un terzo cosi concepito: Il Commissario straordinario comandante la Legione Romana, decreta: Art. 1. Nelle provìncie liberate ed amministrate dal Commissario straordinario la giustizia sarà resa, e saranno rilasciati gli atti esecutivi eon la formala seguente; In nome del Popolo Romano, regnando S. M. Vittorio Emanuele II, ver la