Rassegna storica del Risorgimento

1867 ; LEGIONE ROMANA ; GHIRELLI GIOVANNI FILIPPO
anno <1936>   pagina <1125>
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Un episodio poco nolo dotta campagna del 1867 1125
poco prima della partenza della legione per Nerola, vale a dire prima dell* inter­ruzione ordinata dal Broglio; mentre il Ghirelli lo dice giunto due ore dopo che egli era partito, quando già i pontifici (un distaccamento di zuavi e di gen­darmi, comandati dal tenente Lallemand) avevano rioccupato Orte: ma se egu. era già partito, come fece ad averne conoscenza? Anzi, se l'interruzione coincise con la partenza del treno, come potè il dispaccio arrivare a Orte due ore dopo che la macchina telegrafica ne era stata asportata?
Interrogativi che si accavallano e si contrastano a vicenda, col risultato di togliere ogni verosimiglianza alle narrazioni che ci avanzano del poco limpido episodio.
Tornando al nostro racconto, il Tanara voleva che partissero per Passo Corese e Nerola anche quei legionari quasi quattrocento anch'essi che non avevano ancora ricevuto le armi tante volte promesse, ma il Gulmanelli si oppose fermamente e chiese che fossero lasciati liberi di rientrare in Italia: egli anzi si riservò di accompagnarveli. Il Gulmanelli fu. accontentato, e la colonna dei legionari disarmati, la quale condusse seco anche dei pontifici in qualità di pri­gionieri di guerra, venne avviata a piedi oltre il ponte della ferrovia al confine
risultano due fatti, e cioè l'interruzione e il successivo ristabilimento delle comunicazioni telegra­fiche con Orte: ina abbiamo notato anche sopra che il ristabilimento di tali comunicazioni posto che veramente il Broglio avesse fatto asportare la macchina telegrafica non poteva aver avuto luogo se non dopo la rioccupazione pontificia di Orte, quando cioè il Gnirelli non poteva più prendere cognizione del telegramma. Gilè se invece il telegramma fosse giunto, come asserisce il Battista, prima della partenza della legione per Passo Corese, l'accenno ad una interruzione delle comunicazioni telegrafiche sarebbe in palese contraddizione con quanto il Ghirelli e il Battista più di una volta recisamente affermano, che nessun servizio, né ferro­viario né telegrafico, ebbe mai a subire arresti durante la permanenza della Legione Romana in Orte.
Proseguendo nell'esame notiamo che la disposizione impartita al Ghirelli di raggiungere Passo Corese per ferrovia contrasta con l'ultima frase del dispaccio, la quale presuppone invece il perdurare dell'interruzione ferro viaria, già deplorata nella lettera del lo stesso Fabrizi al Tanara di cui abbiamo detto più avanti.
Si aggiunga ancora che non si capisce se lo truppe regolari a cui si accenna siano quelle italiane sulla destra del Tevere,, in territorio pontificio? o quelle del Papa. Di più: l'ordine di presidiare Orte con cinquanta uomini ordine pazzesco, come rilevano non a torto il Battista e il Gnirelli è limitato dalla disposizione successiva di curare il loro ripie­gamento in territorio italiano, alla quale disposizione non è però detto in quale momento e ad iniziativa di chi debba essere dato corso. E da ultimo è assolutamente inspiegabile il comando di avvertire telegraficamente questi cinquanta uomini ih caso di minacce : ma come avrebbe potuto il Ghirelli, dai monti di Nerola. aver notizie di minacce incombenti su di essi, quando tali minacce non sarebbero potute logicamente venire che dalia parte di Viterbo?
Queste considerazioni ci fanno pertanto apparire verisimile la supposizione che il tele­gramma sia stato fabbricato dal Ghirelli stesso, d'accordo col Battista, come espediente polemico: cosi per mettere in cattiva luce l'operato del Fabrizi, come anche, e soprattutto, per provare come sT è giù detto che l'ordine di presidiare Orte, sia pure con 50 soli nomini, costituiva una tardiva, ma preziosa riabilitazione delle imprese della Legione Romana (cfr. BATTISTA, op. cit., p. 23 e GUIBBLU, op. ., p. 35).