Rassegna storica del Risorgimento

1867 ; LEGIONE ROMANA ; GHIRELLI GIOVANNI FILIPPO
anno <1936>   pagina <1130>
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Renzo U. Montini
stato di cote in guisa da rimettere incorso gli urgenti fatti che vi si calcolavano, mi venivano meno le comunicazioni stesse telegrafiche per essere stata troncata la linea. Il giorno 18 ottobre, quando la stazione era stata abbandonata, e il tronco esercitato sino a Corese, pel trasporto con altre truppe del battaglione armato della Legione Romana il tronco stesso restava distrutto in parte e perciò inservibile. Benché allora senza autorità di comando lo non avea mancato di far considerare al suddetto' uifizialc come uscisse inopportuno l'intervento di una nazione indipendente sul campo in cui da più settimane si combatteva sotto il comando di un ufficiale a lui superiore in grado. Non aveva poi mancato principalmente di prevenirlo della necessità di non alterare in modo alcuno il corso ferroviario, dal cui ordinario e pacifico anda­mento dipendevano fatti della più alta importanza.
Difficile l'indovinare il concetto che fece trascurare tali considerazioni.
Le linee di comunicazione che si alteravano o distruggevano, erano tutte alle spalle del campo, e quindi verso il paese amico e soccorrente. Che fossero risultate prove in questa brev e occupazione della stazione di Otte, che il Governo pontificio fosse risoluto a ritenere via via a Roma tutto il materiale ferroviario, impedendo il ritorno, non giustifica il fatto della inter-razione ad Otte, mentre lo avrebbe spiegato se lo si fosse compiuto a Corese, conservando cosi per noi l'esercizio libero del tronco sino al punto più inoltrato del nostro possesso. Ma il vantag­gio invece Su cui si calcolava per il non interrotto proseguimento del corso sino a Roma, e che si riduceva, potrebbe dirsi, ad una questione di poche ore, era tale, chela conoscenza di queste stesse disposizioni pontificie, non doveva per allora ammettere alcun cangiamento.
Solo stringendosi ai danni materiali ed evidenti di quella improvvisa misura, basta il dire come le tre ore di tempo che sarebbero state sufficienti a trasferire successivamente in buona copia viveri e materiali urgentissimi da Terni a Corese, e che pochi giorni dopo avrebbero servito al trasporto stesso dei volontari, per le condizioni politiche e militari cangiate, dovet­tero essere sostituite per tutto il consecutivo tempo della campagna, e quando già i materiali e i viveri erano assicurati all'impresa, da quattro o cinque giorni di cammino, mediante carri dispendiosissimi, scarsissimi, e il più delle volte resiirreperibilipei movimenti delle truppe rego­lari che li perquisivano. Le prime corse della ferrovia ristabilite ') furono dal 1 al 3 novembre, cioè dopo ben dodici giorni di interruzione, e quando col giorno 2 le amministrazioni ferroviarie e la impresa della fornitura dei viveri avevano avuto intimazione dal Governo italiano di ces­sare ogni servizio al campo ed ai volontari. La seconda distribuzione che potè farei di scarpe, di giberne e di arredi di vestiario ai volontaria Monterotondo, fu nella mattina del 3 novem­bre il che ritardò hi marcia di parecchie ore. Né questi, replico, furono i soli danni, né forse i prò, gravi, di quella improntitndine.
La pubblicazione del rapporto Fabrizi, provocò da parte del G-liirelK la seguente lettera di protesta, diretta alla Gazzetta d'Italia. 2)
Torino, 19 dicembre 1867. Onorevole Sig. Direttore,
Ciò che il Capo di Stato maggiore de* volontari, deputato Fabrizi, afferma nel suo rap­porto riguardante la ferrovia di Ortc a Corese è falso. Io gli infliggo una categorica smentita
1) La strada ferrata per ordine del generale Garibaldi e per cura di alcuni ufficiali ero stata ricomposta tra Ortc e Passo Corese. o quindi rimessa in esercizio il 31 ottobre > (Rap­porto Fabrizia poco oltre). 11 ristabilimento della linea fu reso possibile dalla ritirata dei ponti­fici, di cui s'è già detto, ordinata dopo la battaglia di Monterotondo per coprire la capitale in attesa dei rinforzi francesi.
*) BATTISTA, op. eit., p. 65.