Rassegna storica del Risorgimento

1867 ; LEGIONE ROMANA ; GHIRELLI GIOVANNI FILIPPO
anno <1936>   pagina <1136>
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Renzo U. Montini
da Coresc, ma dalla sua lettera, quanto mai antighirelliana , non traspare assolutamente checché ne dica il Rosil) che la linea sìa stata rotta, anziché soltanto interrotta, dalla Legione Romana. E neppure il Rosi può aver trovato suffragio alla sua ipotesi nella relazione finale che della sfortunata impresa di Villa Glori ebbe a redigere Giovanni durante la lunga prigionia sofferta a Roma dopo il combattimento. 2) In tale relazione, accanto all'accusa più grave che il Gairoli potesse muovere al Ghirelli, come è quella di aver provocato con l'occupazione di Orte e il conseguente arresto dei treni due mali non piccoli, primo di essi l'ostacolo insormontabile all'invio a tempo del migliaio di fucili, che a gran stento s'era riuscito di raccogliere, per cura d'ottimi patrioti, nelle vicinanze di Terni; in secondo luogo il ritardo probabilmente fatale (o lo fu di fatti) arrecato alla nostra spedizione , non c'è infatti parola alcuna di una rottura della linea.
Ma c'è assai di più. A scagionare interamente il Ghirelli dell'imputazione precedentemente mossagli, interviene addirittura e pare fino impossibile lo stesso Fabrizi, che nel suo rapporto riconosce esplicitamente come la Legione Romana si sia potuta avvalere della linea ferroviaria nel suo spostamento da Orte a Passo Gorese e che soltanto dopo la partenza della Legione il tronco restava distrutto in parte e perciò inservibile .
Senza neppure osservare che anche questa affermazione è contraddetta almeno per la giornata del 18 dai ritorno per ferrovia dei deputati Botta e Gnttierez da Passo Corese a Terni, avvenuto appunto nel pomeriggio del 18, essa sarebbe comunque sufficiente a provar da sola che delle due accuse mosse al Ghirelli, neppure la seconda si regge, e che se pure la linea fu rotta fra Orte e Borghetto, la colpa del guasto risale non già al Ghirelli, ma ai pontifici. Far risa­lire pertanto al maggiore Ghirelli la responsabilità della tragedia di Mentana è cosa non saprei se più stolta o più iniqua; e altrettanto può dirsi dell'accusa del Cairoli, su cui ci siamo diffusi, dell'avere l'interruzione della ferrovia di Orte impedito il trasporto a Roma dei fucili destinati ad armare gli insorti (o, più esat­tamente, coloro che avrebbero dovuto insorgere e non si mossero), provocando in tal modo l'eroica catastrofe di Villa Glori. Se ci fu errore, fu quello del Fabrizi di avere limitato a sole quarantott'ore l'occupazione di Orte. Orte, o non andava affatto occupata e si doveva continuare a confidare nel deficiente controllo da parte dei pontifici dei treni in transito; oppure, richiamata con l'azione militare l'attenzione del comando nemico sull'importanza del possesso della ferrovia, bisognava che questo possesso venisse saldamente mantenuto, perchè era
i) M. Rosi, op. cit., I, p. 192.
3) C. CAIROU, Spedinone dei monti Parioli* Torino, Tip. della a Bandiera dello Stu­dente, 1868.