Rassegna storica del Risorgimento

1867 ; LEGIONE ROMANA ; GHIRELLI GIOVANNI FILIPPO
anno <1936>   pagina <1144>
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1144 Libri e periodici
non i limita a riferirei alle opero esclusivamente economiche, ma a tutta la vasta produzione del Conte. Egli, infatti, fu essenzialmente come tutti i nostri grandi del Risorgimento un educatore nel pensiero e nell'azione, e perciò accompagna le sue proposte di natura economico con quelle di natura letteraria, militarci culturale, amministrativa e anche politica, come ci è dato vedere nell'Idea di una confederazione delle potenze d'Italia disegnata sei 1791 al fine di mettere in grado l'Italia di poter comparire sul teatro politico delle grandi nazioni d'Europa da per sé e senza aver bisogno di cercare appoggi stranieri .
Secondo la mentalità riformistica, però, il suo spirito si manifesta con particolare vigore nel pensiero economico. Aver messo convenientemente in luce questo aspetto, trascurato dai bio­grafi e dagli studiosi del conte torinese, grande merito del Fossati ohe ci da, in rapida sintesi, documentatissimi quadri delle condizioni economiche del Piemonte nella seconda metà de] Set­tecento e nel primo trentennio dell* Ottocento, quando, cioè, maggiormente si travaglia in, mezzo a difficoltà d'ogni genere, per scuotere una bardatura, sotto molti aspetti medioevali e divenire in ogni campo, dall'amministrazione all'economia, stato moderno, sotto la spinta della dinastia sabauda e degli sforzi di uomini integri e devoti al Sovrano, tra cui campeggia il Galeani-Napione.
LlIICI BULFERETTI
ALESSANDRO Lezio, Aspromonte e Mentana, Documenti inediti con introduzione e note; Firenze, Le Mounier, 1935-Xm, in 16, pp. 445, L. 25.
Da tre cartelle rattazziane conservate nella Biblioteca Reale di Torino e dalla speciale rac­colta, ivi pure esistente, di lettere particolari dirette dal Battezzi a Re Vittorio, Alessandro Luzio, il ricercatore infaticabile cui non grava il peso degli anni, ha tratto un abbondante mate­riale inedito che pubblica ora nella ben nota collezione diretta dal Gentile e dal Menghini facendolo precedere da un'introduzione densa, chiara, precisa nella quale, tra l'altro, egli delinea l'antefatto di Aspromonte ed espone largamente il retroscena del funesto episodio di Mentana.
È certo un serio contributo ad una biografia che ancora si attende, imparziale ed esauriente, del ministro piemontese, il coi nome è giunto sino a noi come velato da un'ombra sinistra.
Non è possibile seguire passo per passo il Luzio nell'acuta disanima della politica del Bat­tezzi basata quasi essenzialmente sui documenti scoperti: ci accontentiamo di fissarne i punti fondamentali.
Della tragedia di Novara, a di cui Mentana potrebbe dirsi quasi un bis per effetto di una involuzione senile , l'A. non fa che un rapido cenno ricordando, a discolpa del Rattezza, il suo stupendo discorso autoapologetico del 15 novembre del 1849 (sul trattato di pace con l'Austria) che mise a tacere gli accusatori e le manifestazioni di speciale benevolenza prodi­gategli ad Oporto dal Re abdicatario.
Pia a lungo invece si trattiene sulle vicende che seguono sino olla morte di Cavour; toccando in particolare dei rapporti del Rattazzi con il nuovo re Vittorio Emanuele, freddi dapprima e quasi ostili e a mano a mano sempre più cordiali e intimi; della sua unione con il Cavour, per opera soprattutto di Michelangelo Castelli, unione rafforzatasi specialmente in seguito ai servizi resi alla causa del grande ministro in virtù della sua condotta correttissima anche nei momenti più difficili; e, in fine, dell'increscioso gravissimo dissidio , di cui le vere cause son qui per la prima volta rivelate: dissidio che, purtroppo, per la sensibilità dello stesso Rattazzi, rimase poi insanabile.
Un capitolo, assai interessante (il secondo), il Luzio dedica al governo del Rattazzi nel 1862. Vi apprendiamo che il ministro aveva escogitato grandi misure contro il tentativo di Garibaldi su Roma, che si illuse, perciò, sino quasi alla vigilia dell'avvenimento, della gravità del pericolo, conservando sino allora una sicurezza spavalda. Ma malgrado le pose napoleoniche assunte, malgrado le intimazioni e le minacce, prodigate con ogni mezzo quando, troppo tardi, s'avvide della realtà dei fatti, lo levo del comando gli si spezzarono tra le mani.
Il cammino di Garibaldi non trovò inciampi e il travolgente spettacolo di suggestione da lui esercitato sulle masse disorientò completamente i funzionari sbalestrati in Sicilia per dominare la situazione e paralizzò cosi ogni azione governativa.