Rassegna storica del Risorgimento
1867 ; LEGIONE ROMANA ; GHIRELLI GIOVANNI FILIPPO
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1936
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pagina
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1147
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Libri e periodici 1147
por la conclusione degli accordi, della mossa diplomatica del Principe Sirto: tutto ciò è raccon-tato per la prima volta sulla scorta delle preziosissime recenti pubblicazioni di documenti diplo-matici russi delle collezioni Rasdel Axiatskoi Turtsil pò Sekretnym Dokumentam b. MirrisiersM InostrannyJe Del e Die InternatianuXm Beziahungen im Zeltatter dea Imperiali snuis.
Dalla lettura dell'andamento delle trattative diplomatiche che, per quanto assai complicate, sono state esposte dall'A. in maniera assai chiara e sono animate da una continua polemica che però non esco assolutamente mai dai limiti che il carattere meramente scientifico del lavoro impone, risolta evidente che i nemici più. accaniti delle aspirazioni italiane furono la Francia e la Russia. Il terreno ci venne conteso palmo a palmo, non meno strenuamente di quanto facessero i combattenti al fronte; si che ben a ragione il Toscano può terminare la sua fatica scrivendo che i nostri gloriosi fanti sacrificavano generosamente la loro vita per la conquista di una vittoria che non aveva sui campi di battaglia i suoi più accaniti nemici p. 362). Appare inoltre che la Russia ci fu strenua rivale non solo finché durò l'imperiale governo coi rispettivi ministri degli esteri Sazonov (che già tanto strenuamente ci aveva conteso, durante le trattative che precedettero l'intervento, i futuri compensi in Dalmazia), Stur-mer e Pokrowski, ma anche' quando i liberali Miliukoff e Terestcenko ebbero la direzione della politica estera russa; anzi con quest'ultimo, mentre già la nave della democrazia russa et ava affondando sotto V impeto dei marosi bolscevichi, si ebbe nuovo più violento contrasto d'interessi. Ciò dinota chiaramente che l'antitetica posizione della Russia e dell'Italia stava più nelle cose che negli uomini; considerazione confortata dal fatto che anche i diplomatici russi accreditati presso le varie capitali alleate, Benckendorff, Giers, Nahokoff e, in tono minore, Isvolski condividevano le vedute del loro governo.
L'Inghilterra tenne un contegno molto più conciliante, assurgendo spesso a mediatrice tra i diversi ponti di vista in contrasto;ma ad essa va la colpa d'aver per prima denunciato gli accordi il 14 ed il 30 ottobre 1918, proprio nei giorni in cui i fanti italiani, spezzando la resistenza della Duplice Monarchia a Vittorio Veneto, mettevano la Germania nella necessità di deporre le armi così valorosamente impugnate.
Da ogni riga del volume viene poi incontrovertibilmente confermato il giudizio già dato dal Capasso (op. eie, p. 163), che la condotta di Sonnino è stata nobilissima e di salda resistenza . La figura del vegliardo vi appare veramente in tutta la sua integrità morale di patriotta e di diplomatico onesto.
L'ultimo capitolo (pp. 345-362) contiene una valutazione politica, economica e giuridica degli accordi di San Giovanni di Mori aria che completa il giudizio precedentemente espresso sulla portata di alcune clausole degli accordi stessi (pp. 280288). Espone anche brevemente la denuncia fatta dagli Alleati (pp. 357-361), parte che certamente l'A. svolgerà più ampiamente nei quattro volumi sulla Conferenza della Pace, ch'egli ha fin d'ora (p. 1) pubblicamente annunciati quale logico e necessario compimento della storia diplomatica dell'intervento italiano.
Altro grande merito del libro, di cui va fatta giusta lode all'A., è quello di aver tenuto diligentemente conto dell'opinione pubblica del tempo: così il memoriale Franehetti ed il libro del Rosso restano perfettamente inquadrati nell'evoluzione della mentalità italiana di quel periodo e si può vedere come da un punto di partenza agnostico peri problemi dell'Oriente mediterraneo si giungesse ad un momento di febbrile interesse che raggiunse il maximum proprio nei giorni dell'incontro di S Giovanni di Mariana per poi infine cadere nuovamente nella fatale abulia che, salvo pochi, colpì gran parte del popolo italiano proprio nei giorni in cui a Parigi gli Alleati si spartivano il bottino. L'A. ha a tal uopo consultato pazientemente intere collezioni di periodici, di opuscoli, di libri del tempo, ma il suo notevole sforzo è stato largamente ricompensato dalla soddisfazione di aver potuto darci un vasto e completo panorama dell'opinione pubblica del biennio 1916-17,
Non esitiamo, terminando questa breve rassegna, ad affermare che il libro del Toscano è decisivo sul!'argomento' e tale resterà per moltissimo tempo, fino a quando l'apertura degli archivi diplomatici degli altri paesi non no avrà cesa necessaria la messa a punto ed il compie tomento di alcune parti, non della importazione generale che si può considerare, con questo
lavoro, definitiva.
FEDERICO CUBATO
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