Rassegna storica del Risorgimento

SVEZIA ; GUERRA 1914-1918
anno <1936>   pagina <1187>
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La Svezia e Vintervento in guerra delVItalia 1187
presso la capitale svedese. H capo della Consulta telegrafò infatti in data 2 maggio 1915 al marchese Carlotti:
H Regio Ministro a Stoccolma telegrafa:
Hi sembra che le impressioni di Vostra Eccellenza riguardo la Svezia si stacchino dalle mie e per chiarire questo dubbio ho interrogato il ministro degli affari esteri il quale mi ha detto che, secondo lui, la Svezia non hi alcun interesse ad uscire dalla sua neutralità e che quindi, qualunque sia per essere la nostra decisione, egli farà tutto quanto gli sarà possibile per mantenere tale neutralità. Egli però, nell'interesse del suo Paese, desidera ardentemente che l'Italia non intervenga poiché, tale intervento, renderebbe ancora più difficile la situazione della Svezia esponendola a nuove pressioni da parte della Germania. In tal senso Sua Eccellenza ha telegrafato ieri al barone Bildt. Il ministro degli affari esteri mi ha confermato oggi che la corte imperiale tedesca non ha alcun contatto diretto col Re di Svezia e che quindi la Germania non ha alcuna influenza sulle trattative di Roma le quali sono state avviate dal ministro svedese unicamente perchè questi teme che, nel caso di un nostro intervento, egli verrebbe ad avere delle difficoltà personali in Germania. La mia opinione è che il Gabinetto attuale non possa essere facilmente portato all'intervento. l)
La prima impressione che si ritrae leggendo le dichiarazioni fatte dal -ministro degli esteri svedese al nostro rappresentante a Stoccolma Tommasini è quella di una netta marcia indietro nei riguardi del pre­ciso passo compiuto pochi giorni prima a Roma dal barone Bildt. È probabile che le argomentazioni svolte dal barone Sonnino, ritra­smesse dal diplomatico svedese al proprio governo, abbiano richia­mato ad un maggior senso della realtà il ministro degli esteri svedese. Questi, contrariamente all'esplicita dichiarazione fatta dal proprio rappresentante a Roma, non osa più assumere un contegno preciso è, lungi dal minacciare l'intervento della Svezia, si limita ad affer­mare ch'egli farà tutto quanto gli sarà possibile per mantenere la neutralità .
L'imbarazzo del ministro degli esteri appare tanto più evidente se ci si sofferma a meditare sulla curiosa giustificazione data al passo compiuto dal barone Bildt. Questi veniva accusato addirittura di avere presa l'iniziativa dei negoziati romani per timore di difficoltà personali in Germania nel caso del nostro intervento. Ora, a prescin­dere dal fatto che, proprio il Re di Svezia in un colloquio avuto
1); Gfr. Die Interiiatianalan Beziéhungen im Zdtalter dea Imperialismus, citi, II, 7, 2, B. 664, pp. 656-657.