Rassegna storica del Risorgimento
1822 ; TOSCANA ; PISA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
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1936
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1201
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Cospiratori piemontesi in Toscana* ecc. 1201
il 24 maggio 1799 a Gassino (Torino) . Il sospetto che si trattasse di un individuo che mentisse le proprie generalità fu confermato alle prime contestazioni H Governatore di Pisa il giorno 6 giugno scriveva alla Presidenza del Buon Governo:
Il sedicente Alessandro Bouquette, americano, ha convenuto di aver mentito cognome e patria e di essere Alessandro del fa Amedeo Sottone di Torino dei Conti di S. Giuseppe, trovatosi obbligato a comméttere questa falsità nella circostanza di volersi dall'Inghilterra restituire in Italia per la via di Francia il che non avrebbe potuto fare col vero suo nome atteso che egli è uno di quei piemontesi che partirono da Genova dopo la rivoluzione del 1821 e come tale non sarebbe stato ammesso in Francia a tenore delle Beali ordinanze di quel tempo. Intimato a partite immediatamente dal Granducato ed a non tornarvi sotto pena pólla carcere, dichiara di volersi trasferire nello Stato Bornano. Gli è stata rilasciata una carta di via colTobbligo di sortire di Fisa entro le 24 ore e di essere fuori dello Stato Toscano per la via di Siena e suo stradale fino alla frontiera di Badicofani entro 3 giorni.
Restituite le carte perquisite trovate annesse all'incarto.
E evidente la preoccupazióne del Governatore di Pisa di liberarsi subito di tale soggetto in esecuzione dell'ordine di sfratto venuto da Firenze. Accertata la di lui identità e messa in evidenza la sua relazione con individui sospetti e già sfrattati, non si preoccupava eccessivamente dei dettagli e si limitava a osservare: A me sembra ch'egli sia un Massone o d'altra setta, nella classe dei propagandisti.
Partito il BouquetBottone, rimase nelle mani del Buon Governo un pacco di documenti, costituito, come vedemmo, in gran parte da lettere dalle quali risultava una sua attiva corrispondenza, negli anni 182223, con Vincenzo Gera, livornese, studente in Legge, (abitante, nel 1823, in Firenze, in casa Giusti, vicino al Teatro del Cocomero e praticante nello studio dell'avvocato Ranieri Lamporecchi), e con Dionisio Pertunzi, un greco impiegato fin dal 1819 in Livorno presso lo zio Jalla, della Ditta Jalla, Despotti e Mospignotti. Le espressioni della corrispondenza rivelavano profondo entusiasmo per i principi di libertà e d'indipendenza. Dimostravano nel Pertunzi un attivo agente del movimento insurrezionale greco in corrispondenza coi capi del movimento Maropulo e Botzari, e nel Gera un giovane entusiasta del movimento liberale italiano. Istruitosi a loro carico un procedimento economico essi vennero severamente diffidati dalla polizia: il Gera fu costretto a ritirarsi in famiglia a Livorno e non ottenne di ritornare a continuare la sua pratica legale a Firenze che nel dicembre del '23. x>
i) L'avvocato Vincenzo Gera continuò a prendere parte attiva al movimento liberale ed il suo nome è tra quelli dei livornesi che la Polizia riteneva più attivi nell'organizzazione. Nel 1831 è segretario del Comitato livornese per la Scuola di mutuo insegnamento. Nel 1833 fa parte dello congrega livornese della Giovine Italia (si vede E. MICHEL, F. D. Guerrazzi e le cospirazioni politiche in Toscano, p. 98).