Rassegna storica del Risorgimento

1822 ; TOSCANA ; PISA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
anno <1936>   pagina <1203>
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Cospiratori piemontesi m Toscana, ecc. 1203
In quella città Bottone trova anche il suo fratello. Egli prende viva parte ali agitazione degli esuli piemontesi ed interviene persino, con una lettera aperta al generale Vaudencourt, nella polemica tra le diverse fazioni dei rifu­giati; ') ma nell'agosto abbandona Barcellona e per Bilbao e S. Sebastiano va in Inghilterra. Una lettera a) del fratello colà diretta, lo informa della vita
che 8 la vera attitudine che avete per essere utile alla vostra Patria senza perdervi in astratte teorie. Voialtri mancate di mezzi sufficienti per sostenere una guerra e vi attraete dei guai per dei calcoli erroneamente misurati: i tempi di Boma. di Sparta, di Atene ed altri che erano inquieti e procellosi abbastanza, sono passati nello spazio del tempo per non ritornare mai più. e la massa del popolo è indifferente, come lo sarà ancora per diversi secoli, sulla forma dei governi, ed egli ama tranquillità e mezzi di soddisfare il meglio ai BUOI bisogni presenti. Chi ai facesse in oggi sbudellare per delle opinioni politiche o si provocasse altri mali col pren­dervi parte non verrebbe già reputato per un Attilio Regolo, per un Cimone, un Temistocle... ma per un pazzo e persona degna di compassione.
Del resto abbiamo creduto di scrivervi queste cose non per far torto alla vostra saviezza, ma perchè la gioventù si lascia facilmente dalle cose nuove adescare e trarre in pericolosi partiti e se aveste dato retta ai nostri pareri, principalmcnt e a quel] i della mia buona moglie non sareste andato fino alle cadute del Niagara a vedere uomini che dapertutto sono presso a poco uguali, ed avendo dovuto con ciò dispcndiarvi non poco e levare molta parte dei vostri capitali pecuniari e coll'a vere di più perduta la vostra canna fulminante (sic). Del resto sarà una cosa ottima se vi lasciaste dirigere dai consigli del vostro Canonico Amministratore, persona di lumi e di esperienza.
Dandoci vostre notizie omettete ogni cenno di cose politiche perchè siamo persone che abbiamo molto in pregio la tranquillità. ...Sono cordialmente I'aff.mo zio R. Speciani.
1) In una Iicspuesta a la Carta del SeRor General Guillermo Vaudencourt inserta eri el suple-mento al diario constitucional de Barcelona con fecha 1 de Julia il Bottone protesta contro le affermazioni del generale che pare approvasse le disposizioni prese dalla Francia che nega­vano il passo per la Francia a individui ingiustamente considerati come sospetti. Ricorda a Vaudencourt come egli non ba mucho se gloriaba de contarse tra quegli individui dei quali
ha tentato di farsi capo.
2) Barcellona, a 30 ottobre 1821. Caro fratello e più. che fratello amico,
Dacché tu mi lasciasti non ebbi che due sole lettere tue, una da S. Sebastiano e l'altra da Bilbao alle quali non ho lasciato di rispondere; sebbene io credessi che le lettere mie non fossero per giungervi in tempo. Di tutte quelle somme che tu graziosamente mi cedesti io non riscossi un soldo solo; è però vero ch'io non volli molestare nessuno; anzi al povero Capitano Carlini ho rimesso l'intera somma. Si conteranno ora a stento trenta emigrati in Bar­cellona e poco più di trentacinquemila abitanti di cento ottanta ch'egli erano, sia perchè molti si sono prima d*ora in varie parti dispersi, sia perchè il morbo crudele che va di giorno in giorno imperversando distrusse non pochi di quelli che rimanevano. Da venticinque emigrati perirono, sebbene alcuni non della peste, ma dalla fame compresi, morissero. Qualunque ne ria stata la cagione cessarono di vivere, Olivero, Siamnnda, Masso, Appiani, Battezzi, Pignatta, Tarchetti, Conti, ed altri ch'io non conosco. Morirono parimenti lo stampatore Doria, la bella sua nipote, e quella giovane marsigliese che aveva il governo della tua biancheria, e che colpita da un non so che di ecclesiastico che le pareva notare nella tua fisouomia ti impose il nome durevole di Signor abbate, Monsieur l'Abbé, nome che serberai fino alla tomba, sulla quale si leggerà ancora hic jacct abas (sic) e quando vorranno ragionare di te i nostri più tardi nipoti, per distinguerti da Alessandro il Grande, diranno Alessandro l'Abate buon anima faceva o diceva etc. etc. Ma per ritornare al proposito nostro ti dirò che la deaeri-rione lasciataci dal Boccaccio della peste di Firenze è debole immagine delle stragi che fa ogni giorno la morte nel recinto di queste mura, tuttavia siccome io non voglio mettermi in con­fronto con si grande autore e che temo il paragone, così mi asterrò dal parlarne, e solo