Rassegna storica del Risorgimento
1822 ; TOSCANA ; PISA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
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1936
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1210
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1210 Ernesto Benedetto
che tra le carte sequestrate trovasi un. foglietto con la chiave per una corrispondenza cifrata e norme per scritture con inchiostro simpatico.
Tutto questo non basterebbe ancora a vedere nella attività del Bottone gran che di più della solita vita randagia ed inquieta dei giovani settari dell'epoca passione politica e d'avventura; oscuro e sotterraneo lavoro di propaganda e d'organizzazione; lotta continua di astuzie e di tranelli colle polizie di tutti i governi se la di lui presenza in Pisa nel giugno del 1822 non coincidesse coli4attentato che pare fosse stato preparato contro Carlo Alberto per il 16 giugno in occasione della festa di S. Ranieri e vari dati relativi al Bottone non corrispondessero ai particolari che di tale complotto furono rivelati da chi confessò d'essere stato prescelto quale attentatore: Giuseppe Malatesta. Esaminiamo le dichiarazioni di quest'ultimo citando senz'altro dallo studio che a quel misterioso episodio ha consacrato il De Simone: *)
... espatriai pertanto l'ultima volta alla già riferita epoca del 29 maggio 1822, munito di passaporto staccato per Livorno... In primo luogo mi diressi a Lucca, ove l'azzardo mi fé conoscere in Piazza Grande un certo Antonio Marini geometra milanese, e la nostra conoscenza nacque da qualche segnale massonico, sicché divenimmo al momento stretti amici; egli era alloggiato vicino alla Chiesa di S. Frediano, ed io alla Croce di Malta; non ostante nei tre giorni che soggiornai in quella città pranzammo sempre assieme. I nostri discorsi tendevano al liberalismo. Egli si dolse della defezione di S. A. R. il Principe di Carignano che avevagli attirato l'odio generale di tutti i liberali, quindi mi somministrò tre francescani, e mi diede una commendatizia per Pisa diretta a certo Michele Fouquet, che io trovai di fatto a Pisa alloggiato alla locanda delle Tre Donzelle. H Fouquet assieme ad un suo compagno che sentii chiamare Monsieur Francois mi accolsero cortesemente; tutti e due si annunciavano come francesi, ma io distinsi alla pronuncia che invece erano piemontesi. Appena Ietta la commendatizia dell'Antonio Marini mi somministrarono un francescone, cenai con essi loro, e quindi passai ad alloggiare ad una piccola locanda all'insegna della Nave. All'indomani stetti tutto il giorno con loro e dopo avermi fatto bere eccessivamente, il discorso cadde prima sull'assassinio del Ministro di Polizia di Modena, che era opera dei liberali* raccontandomi il Fouquet e il suo compagno che l'assassino restava sempre occulto, e viveva in stato di opulenza e con questo discorso cercarono dispormi al più nero ed alto delitto di cai poi mi parlarono, quale era quello di assassinare l'augusto personaggio di S. A. il Principe di Carignano. Dopo avermi dato ad intendere che questa morte avrebbe portato un felice cambiamento di governo per i liberali, mi diedero dieci francesconi e mi dissero che l'occasione più propizia per eseguire il meditato colpo era la sera del giorno successivo sedici giugno 1822, nella quale cravi l'illuminazione di S. Raniero, e portandosi sotto l'arco del Palazzo Ducale di quella città, profittando del baio di quel sito, ove doveva passare la prefata Sua Altezza assai agevole rcndevosi l'esecuzione dell'esecrando delitto o per mezzo di un colpo di pistola, o per mezzo di un pugnale, armi che loro mi avrebbero somministrato, oltre poi facilitarmi la fuga e la dispersione delle ormi, restando i medesimi due mandanti a poca distanza, onde eccitare una confusione atta -ad allontanare la gente dal luogo del delitto, al momento almeno che era eseguito; ebro del vino come ero, ed anche sedotto dal denaro e lusingato di una maggiore
) DE SIMONE, Un fallito attentato alla vita di Carlo Alberto in Pisa nel 1822, in II Risorgimento Italiano, 1927, Serie III, Voi. XX, fuse. ì, p. 72.