Rassegna storica del Risorgimento

1821 ; ANNESSIONI ; LOMBARDO-VENETO ; NOVARA
anno <1937>   pagina <107>
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UN VOTO PER L'ANNESSIONE DEL NOVARESE AL REGNO LOMBARDO-VENETO (1821) I
Nel Congresso di Parigi del 1814, radunato per stabilire l'assetto politico dell'Europa dopo il crollo napoleonico, il Governo imperiale austriaco avanzò, come è ben risaputo, pretese sull'Alto Novarese che voleva aggiungere al Regno LombardoVeneto; ma incontrò resistenza ed opposizione da parte delle altre maggiori potenze. Nondimeno poco dopo ripigliò nuove trattative col favore del gabinetto britannico, offren­do a re Vittorio Emanuele I, una forte indennità in danaro, in cambio della desiderata cessione. Ma anche questa proposta presentata dall'am­basciatore conte Starhenberg venne respinta dal ministro Vallesa e dal Re, che forti del loro diritto e decisi a non cedere un solo pollice del ter­ritorio ambito, ricorsero, per aiuto e protezione, alle corti di Londra e di Pietroburgo e, nello stesso tempo, non esitarono anche a minacciar la stessa Austria di guerra.
Visto questo contegno risoluto e coraggioso del Governo piemon­tese, l'imperatore Francesco I, accogliendo anche le sollecitazioni del­l'imperatore Alessandro I di Russia, diede ordine ai suoi ministri per­chè desistessero definitivamente da ogni ulteriore trattativa. *) Nem­meno negli anni successivi la cosa ebbe altro seguito, da parte del Governo imperiale di Vienna: furono, invece, alcuni lombardi, sudditi austriaci, che nell'aprile 1821 risollevarono, per così dire, la questione. Come è noto, 1*8 dello stesso mese, le truppe austriache, comandate dal generale Buona, avevano sconfitto i costituzionali piemontesi presso Novara e poi con una campagna di cinque giorni ristabilito dovunque l'autorità sovrana assoluta di re Carlo Felice. Orbene, poco dopo, a Milano, veniva radunata la Congregazione centrale della Lombardia,2)
i) Cfir. D. PERSERO, Gli ultimi Reali di Savoia del ramo primogenito ed il prin­cipe Carlo Alberto di Carignano. Studio storico su documenti inediti. Torino, F. Casa­nova, 1889, pp. 219 scg.
2) Nel Regno Lombardo-Veneto v'erano, come è noto, congregazioni provinciali (una per provincia) e due congregazioni centrali, a Milano e a Venezia, rispettivamente per la Lombardia e per il Veneto, le quali risultavano naturalmente formate di un numero maggiore di deputati, tre per ogni provincia. Queste congregazioni centrali avevano il compito di sindacare lo spese dei Comuni, ripartire le taglie, esporre al Sovrano i bisogni del Paese. Ma erano corpi solamente consultivi e, poiché non potevano radunarsi se non convocati dal governo, poco o nulla uscì di libere deliberazioni dalle loro sedute. Ci'r. A. SÀNUONÀ, Il Regno Lombardo-Veneto (1814-1859). La costituzione e ramministrazione. Studi di storia e di diritto. Milano, L. F. Gigliati, 1912, pp. Ili seg.