Rassegna storica del Risorgimento

1849
anno <1937>   pagina <115>
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Dopo la caduta detta Repubblica romana 115
riferito il decesso ? Perchè il Nannini non aveva assistito all'agonia della morente ? E perchè non aveva eseguita, dopo la morte, l'opera* sione cesarea per salvare il feto ? Dunque la cosa si era vergognosa­mente travisata, ed i ministri di giustizia avevano mascherato un delitto notorio, 6ul quale si erano fatti perfino sonetti. E l'ingenuo (!) Radicchi, come prova lampante di così mostruoso delitto, allegava alla denunzia il seguente sonetto, che, letterariamente parlando, non è forse minore misfatto, di quello che la sua mente sognava.
A VERGOGNA E SCORNO DEGÙ ASSASSINI SONETTO
A S. Alberto in riva al Po Primato assassinata in casa dei Ravaglia sepolta come belva da canaglia nna donna i pastor quivi trovare
Era essa al Garibaldi oggetto caro, piena di gioie, e di possente vaglia, ma con infame e cruda represaglìa, l'uccisero, e di tutto la spogliato.
Destinata tal sorte era al Guerriero, e per coprire il duplice misfatto nel Pineto aveau scielto (sic) il cimitèro.
Il Governo sa tutto e tace affatto; anzi innocente dimostra il caso fiero, perchè dall'oro è stato soprafatto.
Ma non basta: eccoti in data 15 agosto l'immancabile anonimo che denunciava al Commissario pontifìcio straordinario per le Lega­zioni resistenza di una congrega politica e cospiratrice contro il Governo, risiedente a S. Alberto, presso Ravenna. Erano stati gli appartenenti a tale associazione gli autori dell'omicidio in persona di un tal Gaspe-rone, e del tentato omicidio di Giuseppe Barbetti, ispettore delle Valli di Co macchio, il quale era rimasto privo di un braccio; la causa di tali delitti era stato l'attaccamento dei colpiti al Governo benefico di Pio IX. 1 cospiratori davano astio ai ribaldi della compagnia di Garibaldi; il giorno 29 luglio precedente avevano procurato lo scampo a dieci individui di Lugo, e il giorno 3 agosto a due faentini, tutti della <r masnada ; tenevano giornalmente riunioni in casa del capo com­plotto , Antonio Moreschi, e nei segreti convegni si accordavano per consumare delitti. Oltre il citato Moreschi, fungevano da capi: Pietro