Rassegna storica del Risorgimento

1849
anno <1937>   pagina <117>
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Dopo la caduta della Repubblica romana 117
Dopo altri rilievi sul modo di comportarsi dei Ravaglia, del Manetta e del Nannini, i quali subito avrebbero dovuto rivelare l'accaduto, concludeva che egli avrebbe dovuto essere spedito sul luogo il giorno stesso del rinvenimento del cadavere, e non il giorno dopo, quando era troppo tardi. Le due lettere anonime ed il rapporto di cui ho par­lato, comunicati al direttore di polizia di Ravenna, Alberto LovateHi, diedero luogo ad una esauriente relazione dello stesso, che valse a ras­sicurare l'autorità superiore: si nota però sia in questa, sia in altre circostanze successive, un certo studio del Lovatelli per scusare gli addebiti fatti ai repubblicani, e ciò genera un certo sospetto sui senti­menti non precisamente ed assolutamente'papali dell'alto funzionario pontificio. Infatti egli comincia coll'afFermare che una riunione tenuta nel comune di S. Alberto, alla quale l'anonimo annetteva scopo poli­tico, non era stata che un convegno di terrazzani, per darsi bel tempo , e consumare qualche gozzoviglia; e di tale carattere era stata anche quella tenuta il 4 agosto in casa di Antonio Moreschi, al cospetto di tutta la popolazione, e senza la più lontana segretezza. I buontem­poni si erano riuniti per asciugare un grosso barile di vino, fatto venire da Comacchio, e di una certa qualità specialmente preferita da quei bevitori, i quali avevano predisposto il simposio pubblicamente, vari giorni prima, attendendo l'arrivo del barile, arrivo che avvenne appunto il detto giorno. Le spugne si trattennero fino a sera, e non si divisero se non dopo che il barile fu vuotato, ciò che portò di conseguenza l'impellente bisogno di ritirarsi a casa per riposare. Avevano assistito all'operazione non solo quelli nominati dall'ano­nimo ma molte altre persone, che trovandosi di passaggio, veni­vano invitate a bere, perchè la porta era aperta, ed accessibile a chiunque vi si fosse presentato. Tali combriccole potevano facilmente ripetersi. (!)
Dell'omicidio Gasperoni se ne occupava il Tribunale con tutta solerzia ed attività, ma i Garibaldesi non potevano al certo chiamarsi contenti del favore incontrato a S. Alberto, dove il giorno 3 agosto, furono arrestati due di essi, e tradotti poi a Bologna.
La verità sul cadavere di donna, trovato semisepolto, era ormai stata Bvelata, ed era escluso ogni maleficio sulla causa della morte: Battista Manetti il giorno 4 agosto si trovava ad Ancona, e Francesco Manetti Io stesso giorno era a Ravenna, a smerciare il pesce acquistato in marina il giorno precedente.
L'unica verità detta dall'anonimo era ciò che riguardava l'ispettore di polizia Socci, impiegato visionario e del tutto inetto al suo ufficio ,