Rassegna storica del Risorgimento

1849
anno <1937>   pagina <119>
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Dopo la caduta della Repubblica romana 119
certo dottor Nannini, che curava la moglie di Stefano Ravaglia, amma­lata, e subito aveva visitato l'avventuriera trovandola morente per una inoltrata perniciosa, e si era convinto ancor più di tale diagnosi, allorché aveva inteso da Garibaldi, che ella era partita da Roma affetta da febbri terzane semplici, le quali, pel viaggio sostenuto, erano diven­tate doppie, aggravandosi sempre più il male, non avendo ella voluto rimanere in S. Marino. Era stato mandato a chiamare intanto Giuseppe Ravaglia, ed essendo stato deciso di dar ricovero a quella donna, si era intrapreso il trasporto di lei per adagiarla su un letto al piano supe­riore, dove però non era giunta viva, perchè mentre si salivano le scale, era stata assalita da una specie di convulsione, che l'aveva tolta ai viventi. Indicibili erano state le smanie di Garibaldi, che lamentava di aver perduto una donna alla quale era debitore della vita ; poi aveva pregato Giuseppe Ravaglia di dare al cadavere onorata sepoltura in Ravenna, ed alla risposta di lui che ciò era impossibile per le circo­stanze dei tempi, aveva soggiunto che l'avesse fatta seppellire il più decorosamente possibile, onde avesse potuto riprendersi le ossa un giorno, che gli fosse stato dato di poter tornare. Il Ravaglia, a scanso di noie, aveva pregato Garibaldi di allontanarsi dalla sua casa, poiché gli Austriaci, in diversi drappelli, avevano quel giorno perlustrato i din­torni, e appena se ne fu andato, aveva attaccato un cavallo al suo biroccio, e caricatovi la salma, l'aveva condotta, con l'aiuto di un contadino, lungi oltre un miglio, indi l'aveva seppellita nel luogo dove era stata trovata. Di tutto ciò era stato informato Stefano Ravaglia solo quando era tornato a casa. I guasti al cadavere erano dovuti alla inoltrata putrefazione, la quale avendo agito meno nella parte anteriore del collo, perchè il mento lo aveva maggiormente difeso dal calore tramandato dalla sabbia, ivi aveva lasciato un cerchio come di depres­sione, della qual cosa si era persuaso il fisico in un successivo e più accurato esame. Stando così le cose, il Tribunale, il 1 settembre, ai sensi dell'art. 126 del Regolamento organico e di procedura criminale, aveva sospeso l'inquisizione al titolo di omicidio sul conto dei fratelli Ravaglia, e non potendo procedere, per le leggi militari vigenti, per l'altro titolo di ricettazione del Garibaldi, aveva trasmesso a Bologna il relativo processo al generale austriaco Governatore civile e militare delle Legazioni per ordine del quale i detti fratelli erano stati dimessi liberamente dal carcere il giorno 7 settembre 1849.
Il secondo rapporto è del 6 novembre stesso anno, ed è più det­tagliato ed esauriente: mi sforzerò di riassumerlo più brevemente che sarà possibile. I risultati della procedura erano stati tranquillizzanti