Rassegna storica del Risorgimento

1849
anno <1937>   pagina <122>
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122 Luigi Enrico Pennacchini
camera superiore, trovò che ella era già trapassata. Non essendovi più. nulla da fare, se ne era andato a casa sua.
Gaspare Baldini e suo fratello Geremia avevano escluso che Gari­baldi avesse manifestato che la donna era incinta, né il dottor Nan­nini aveva potuto conoscere in altro modo questo particolare, perchè l'aveva vista e viva e morta coperta dalla valenzana, e per conse­guenza ignorava lo stato interessante in cui si trovava, e non gli si poteva fare alcun addebito circa la mancata estrazione del feto, che risultò poi avere cinque o sei mesi appena, e non poteva gonfiare di molto il ventre materno. La valenzana, il materasso, e il cuscino erano infine rimasti allo scavatore della fossa, Luigi Petronici, il quale li esibì poi in giudizio. Non si poteva accusare di contumacia il dottor Nannini, perchè, dopo il rinvenimento del cadavere, girava tranquil­lamente per Ravenna, e appena citato per deporre sulle cause della morte, si era subito presentato, ed aveva per di più assicurato, come avevano assicurato tutti gli esaminati, che la Incognita non aveva uè al collo, né al volto, alcun segno di alterazione o contrafazione , ed aveva soggiunto, che appunto perchè aveva ravvisato che la morte di essa non era avvenuta per effetto di maleficio, erasi creduto esonerato dall'obbligo di denunciarla. Nessun chiarimento si poteva dare circa Francesco Manetti, detto Chiccaccia, che era indicato come colui che avesse trasportato la donna sul biroccino in casa dei Bavaglia, perchè il processo non s'era occupato di lui: e fra le tre persone che seguivano il veicolo, Gaspare Baldini aveva riconosciuto Garibaldi, per averlo visto in Ravenna alcuni mesi prima, e lo aveva additato agli altri. Era spiegabile che i fratelli Ravaglia avessero negato il fatto nel loro primo esame, non per occultare un furto, ma perchè chiunque avrebbe tremato di far conoscere agli imperiali che in casa propria aveva posto il piede un Garibaldi , e solo per questo timore, dimostrava il pro­cesso, erano stati occultati la morte della donna e il di lei cadavere. Peraltro avevano confessato in un successivo esame ogni circostanza relativa all'avvenimento.
Se in un primo momento, per l'erroneo giudizio dato dal perito fiscale sulla causa della morte della sedicente moglie del Garibaldi , era nata in Ravenna una generale esecrazione contro i probabili esecu­tori del delitto, era poi subentrata la contraria persuasione, e nessuna voce era più insorta a prospettare anche il solo dubbio del furto, che in ogni caso non poteva essere imputato a Stefano Ravaglia, che era tor­nato alla sua abitazione quando tutto era finito. Né Giuseppe Bavaglia poteva dirsi reo di ricettazione del Garibaldi, perchè all'arrivo di questi