Rassegna storica del Risorgimento
1849
anno
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1937
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pagina
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123
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Dopo la caduta della Repubblica romana 12
anch'egli assente. Tali rapporti sono firmati da Giovanni Guaccimanni, presidente del Tribunale di Ravenna. Ho voluto rievocare questi par ticolari solamente e semplicemente per un umile e deferente omaggio alla Donna sublime, degna compagna dell'Eroe dei due Mondi, Eroina a sua volta della piti pura tempra: per quanto si sia scritto e si scriva per onorare la memoria dei grandi che compirono l'unità della patria* non si farà mai abbastanza per esaltarne le gesta e tenerne vivo il ricordo nelle generazioni che si succedono.
dell'esporre alcuni fatti relativi a Ravenna e dintorni non mi è possibile seguire, come avrei desiderato, un ordine strettamente cronologico, e compilare una specie di diario, e la ragione è facilmente comprensibile quando si pensi, che circostanze atte a chiarire la situazione, venivano in luce dopo che i fatti stessi erano avvenuti*
Quale fosse la situazione, dirò cosi, psicologica della popolazione di Ravenna, dopo la caduta della repubblica romana, può rilevarsi da un rapporto del già nominato ispettore di polizia Zeffirino Socci, il quale, scavalcando le interposte gerarchie, scriveva verso la metà di ottobre 1849, direttamente a monsignor Savelli, Ministro dell'interno, che lo spirito della città e dei dintorni era costantemente rivoluzionario e repubblicano, tanto vero che la notte del 12 ottobre si era tenuta una riunione clandestina in casa del marchese Guiccioli, alla quale lo stesso marchese aveva partecipato, venendo appositamente da S. Marino, e ripartendo per Forlì la medesima notte. Alla medesima riunione aveva preso parte anche il Governatore di Imola, aw. Giacomo Montanari, il noto compromesso negli avvenimenti del 1831* del 1834, del 1842 e 1849. Perfino gl'impiegati, nella loro maggioranza, professavano principi repubblicani, e specialmente il conte Alberto Lova-telli, direttore provinciale di polizia, il quale era stato niente meno che tenente colonnello della Civica , e impediva che si vigilassero gli affari politici, favorendo in tutti i modi la pluralità dei compromessi. Il Ministro dell'interno era stato sollecito a chiedere spiegaziori al Lovatelli, il quale rispose abilmente che tutto ciò era falso, perchè in casa del Guiccioli si trovava alloggiato il comandante della Imperiale e Reale guarnigione austriaca di Ravenna, il che è tutto dire, e certamente la più elementare prudenza avrebbe sconsigliata la scelta di una tale sede per quella specie di convegno. Nessuno però può accertare se, per caso, il comandante quella sera non fosse assente: sta di fatto che il Lovatelli asseriva di aver interpellato in proposito il comando austriaco (era poi vero ?), e di aver avuto assicurazione che l'assemblea non era avvenuta. Da qualche rapporto del comandante