Rassegna storica del Risorgimento

1849
anno <1937>   pagina <127>
immagine non disponibile

Dopo la caduta della Repubblica romana 127
i tutori dell'ordine che facevano il loro dovere. Verso la fine di ottobre, nella casa di Domenico Nerozzi, possidente, in via del Corso, ad Imola, era stata tenuta un'adunanza, a cui avevano partecipato, oltre lo stesso Nerozzi, Pietro Galvani e molti altri capi settari, e quel tenebroso con­gresso aveva avuto lo scopo di far evadere all'estero certi Lucio Pasini e Giuseppe Scarabelli, nonché gli altri implicati nei misfatti di sangue avvenuti, di cui erano autori i componenti la cosi detta squadracela . Si era pure stabilito che, qualora avesse avuto buona riuscita un certo piano elaborato dagli stessi settari, il Papa o non sarebbe più tornato sul trono, o vi si sarebbe retto ben poco: si doveva inoltre mandare ad effetto la strage non compiuta nelle decorse sommosse, trucidando senza misericordia preti, frati, e legittimisti, senza farne rimanere neppure uno. È inutile dire che sia il delegato Lovatelli, sia l'avvocato Giacomo Montanari, Governatore di Imola, nulla trovarono di vero nelle sopra­scritte informazioni, sia perchè il Pasini e lo Scarabelli avevano chiesto regolarmente il passaporto, l'uno per la Svizzera, l'altro per Firenze, e il Nerozzi non era uomo da aver mostrato mai esaltazione politica al segno di tramare in segreto contro il regime pontificio, ma era sempre stato moderato, onesto, e intento sempre alla cura dei proprii affari e della propria famiglia*
Non va taciuto il nome di Primo Uccellini, il quale non era stato compreso nel numero degli amnistiati, e doveva essere deferito alla Commissione direttrice dei processi: costui aveva dovuto emigrare fin dall'anno 1831 per causa politica, ed era ritornato negli Stati pontifici in seguito al perdono accordato da S. S. nel 1846. Direttosi a Roma fa impiegato nella sezione del protocollo presso il Ministero dei Lavori Pubblici, e vi era rimasto fino al settembre del 1848, allorché, con rego­lare permesso, era tornato in patria, a Ravenna, ed era stato nominato protocollista presso quella magistratura comunale. Disimpegnò in seguito le funzioni di Segretario del Comune, ma ciò non gì'impedì di fondare in. Ravenna il Circolo popolare, divenendone il segretario. In tale qua­lità si presentò, con l'altro esaltato Gaspare Saporetti, nel dicembre del 1848, al Pro legato conte Francesco Manzoni, e gl'intimo l'abban­dono immediato del Governo di quella provincia, per non aver voluto concorrere alla formazione dell'Assemblea Costituente, minacciando di designarlo vittima del furore popolare in caso di rifiuto. All'arrivo delle staffette egli s'impadroniva della posta, e voleva che il contenuto della corrispondenza fosse comunicata al Circolo stesso, e fu lui che promosse il procedimento a carico del Cardinale arcivescovo, avendo carpito le bozze di stampa di una enciclica, che il porporato intendeva indirizzare