Rassegna storica del Risorgimento
1849
anno
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1937
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128
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128 Litigi Enrico Pennacchini
al popolo e che rimase in tal modo sconosciuta e quindi senza effetto. Questa volta il direttore di polizia Lovatelli, e chi sa perchè, aveva espresso parere contrario al ritorno in patria dell'Uccellini. Come si burlassero dell'autorità pontificia i repubblicani si rileva da una quantità di cpisodii, e non si sa se più meravigliarsi della ingenuità della prima, o della sfrontatezza dei secondi. A Longiano, nella Legazione di Forlì, era stata disciolta fin dal mese di luglio la guardia civica, formata di militi non scelti dalle autorità governative, ma presentatisi spontaneamente per quel servizio: era naturale che le pattuglie risultassero tutte formate di individui d'idee non precisamente ortodosse. Dovendosi procedere alla ricostituzione della detta guardia, vi si intrufolarono repubblicani della più bell'acqua. Noto tra essi i figli di Pietro Turchi (acerrimo nemico del Governo pontificio) e cioè Giulio, Cesare, ed Ennio: Cesare era un ex tenente della civica disciolta, Ennio semplice milite; queste due buone lane (nei confronti del restaurato Governo, s'intende) avevano insultato il predicatore sul pulpito, nella scorsa quaresima, in Longiano, ed avevano ripetuto il gesto a Polignano e a Montilgallo: nel giovedì santo poi erano stati autori di disordini nella chiesa collegiata di Longiano. Nella seconda festa della Pentecoste di quell'anno, i tre fratelli erano entrati in chiesa colle armi in pugno, ed i fedeli ne erano fuggiti; poi, inastate le baionette, erano corsi alla canonica a minacciare il parroco, che tutto tremante si era chiuso in casa. Giulio era stato ad ammazzare i tedeschi nella Lombardia. Erano stati arruolati nella stessa civica i figli di Lazzaro Bertozzi (quattro o cinque) .piccolo possidente di Montilgallo, ma grande per la causa ita* liana , ed i tre figli di Giovanni Amaducci, ardenti repubblicani come il padre, i quali avevano piantato l'albero della libertà davanti alla chiesa di Montilgallo, con grande schiamazzo e sparo di fucili. In mano a tali elementi stava l'ordine pubblico, che il Governo voleva ripristinare colle antiche leggi. E non solo nella civica si erano cacciati i rivoluzionari: a Solarolo si era fatto nominare impiegato municipale un tal Giuseppe Mariani, dello stesso paese, che aveva uno stato di servizio niente affatto disprezzabile: si era iscritto nel 1821 alla Società degli studenti universitari di Bologna, che tendeva con ogni sforzo a rovesciare il trono pontificio; nel 1831, scoppiata la rivoluzione, fu il primo a innalzare il vessillo della rivolta; nel 1836 si diede a organizzare la gioventù di Solarolo, e a metterla in relazione con i Capi di altri paesi limitrofi, per concentrarsi al Ponte Fclisio, sul Senio, e procedere al disarmo delle truppe pontificie; nel 1848, per i suoi meriti, fu creato comandante della guardia civica in patria, e per suo mezzo, a spese