Rassegna storica del Risorgimento

anno <1937>   pagina <132>
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132 Appunti, notizie e varietà
in una lettera ricordata dal Rudi mot ti nella sua recente opera sul Rossini, a Milano. godendo una vita piuttosto brillante: d'accademie, ossia esercizi musicali, tutti i venerdì in casa mia. Ho un bell'appartamento e tutti vorrebbero assistere a queste riunioni. Passerò qui tutto l'inverno per ritornare a Bologna alla fine di marzo... . Egli abitava un appartamento nel palazzo Cantù al n. 4 di via Ponte S. Damiano. E verosimile che la scelta di tale dimora non sia stata fortuita, ma determinata da una donna, Giuditta Cantù, andata sposa al ricco possidente Tuzina di Castel Butano, certo da lui conosciuta quando il suo nome venne associato al grande suo rivale Vincenzo Bellini, il quale si accese di vera passione per quella bella milanese scrivendo il suo capolavoro, la Sonnambula, appunto nella villa Turimi a Moltrasio. Costei era figlia dell'ing. Giuseppe Cantù, possidente e della baronessa Caterina Sopransi: non più giovane, al dolore nel cuore per la recente scomparsa del suo grande amore, un altro se ne aggiungeva, quello del crollo economico dei padre, da quattr anni in esìlio, per sottrarsi alle conseguenze di un fallimento doloso che recla­mava il sno arresto. L'ing. Canto aveva una magnifica proprietà con una sontuosa villa a Burago e tre case a Milano: per la sua grande prodigalità, non potendo far fronte ai suoi impegni, egb' aveva ceduto il suo avere al concorso dei creditori: la casa di via S. Damiano era però stata intestata alla moglie, a garanzia dei crediti dotali e controdotali. L'oberato però, in limite al suo fallimento, contrasse nuovi debiti a danno dei suoi creditori. Di qui la condanna a sei mesi di detenzione, a cui si sottrasse recandosi accompagnato dalla figlia in Svizzera. Egli, già sessanta-settenne, viveva, malato, avvilito, nel Canton Ticino, cogli scarsi aiuti inviatigli dalla moglie e dalla figlia, sempre desiderando di poter finire i suoi giorni a Milano. t) Nella casa di via S. Damiano restava la moglie del Cantù, la quale, approfittando della celebrità del suo inquilino, il grande pesarese, lo pregava di appoggiare presso il Cancelliere principe di Mettermeli, una sua memoria per ottenere il condono della pena e quindi il rimpatria del marito. Egli, cedendo alle istanze della padrona di casa, e forse ancor più della figlia, si rivolse direttamente al Cancelliere austriaco con la seguente lettera, che si trova nell'Archivio di Stato di Vienna. 2)
Altezza!
Principio col dotnandarLe perdono per Vardimento che prendo a scrivcrLe, cono-scendo il di Lei bel cuore ed avendo avuto tante prove delia di Lei indulgenza, non ho potuto esitare a rendere un servizio ad una famiglia interessantissima e mia amica.: Madama Canta, in casa della quale mi trovo alloggiato, mi ha supplicato di far cono­scere la di lei posizione a Vostra Altezza, qui retro potrà VA. V. conoscere quanto si domanda: la natura della cosa e Videa di far del bene alla famiglia Cantù sono le ragioni per cui le dò la pena di leggermi. Altezza, renda felice, poiché lo puole questa disgra­ziata famiglia e perdonando me della mia arditezza, farà pure beato chi si vanta di essere
il più devoto de* di Lei servitori, .. v
Giovacchino Rossini.
P. S. Ho molto parlato a Bologna col Suo Sig. Cognato di Lei e della angelica Sua
Sposa che pregò proteggere Madama Cantù.8) or
Volti S. ,Ii. P.
i) Nell'Archivio di Stato di Milano si trova rincarto del processo Cantù (R. Trib. 1* iat. civ. in Milano, Sez. Dt Concorsi 1833-34, n. 903.
*) Cancelleria di Stato,- Scienze Arte, Letleratura, fase 8.
3) Non fe possibile chiarite esattamente il contenuto di questo proscritto: se cioè Rossini allude qui al marito della sorella di Mettcrnich, Paolina, il feld mare-sciailo al servizio dell'Austria duca del Wurlemberg, o al fratello della terza consorte del Cancelliere, una contessa Zichy Ferraris.