Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1937
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pagina
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136
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136 Libri e periodici
governo francese, esercitatu qui con tuberie e con prepotenze d'ogni specie, ha determinato il distacco dalla massoneria e il costituirsi di molle altre società segrete, differenti probabilmente tra di loro per qualche rito esteriore, ma tutte accomunate da un solo sentimento, di liberare dolio straniero la Patria col fine dì darle un essere proprio e indipendente . Di esse studia di proposito la più vasta, quella detta dei Raggi, intorno alla quale le notizie sono abbastanza sicure mentre su altre affini o derivate le ricerche sinora non sono state molto fruttuose. Quasi contemporaneamente alla società dei Raggi o di ben poco posteriore P Ottolini crede sia da ritenersi la Carboneria, che ebbe tosto largo eredito e riuscì a mano a mano ad eclissare tutto le altre, per il suo carattere più realistico e più decisamente nazionale.
Sul modo com'essa è sorta e sulle sue prime esplicazioni l'autore non sa dirci molto di più che non si sapesse sinora: ma assai interessanti invece sono i capitoli destinati a mettere in giusto rilievo i rapporti tra la Carboneria e il governo inglese, rapporti in verità non sconosciuti ma sui quali la critica non aveva ancora fermato adeguatamente la sua attenzione. Con le argomentazioni solide e le prove ben vagliate dell'Ottolini cade definitivamente l'ipotesi del Sóriga, abbastanza seguita, che sulla formazione della Carboneria abbiano influito quasi unicamente le mene antibonapar-tistiche manifestatesi spesso di mutuo accordo nella zona alpina della Francia alla fine del secolo XVIII.
Ma soprattutto le rivelazioni, attraverso alle note inedite del Breganze, dei contatti infidi tra i Carbonari e Murat hanno una speciale importanza storica e costituiscono propriamente la parte più originale del volume. Il quale termina con l'esposizione dei giuramenti e del catechismo della Carboneria e con alcune acute considerazioni intorno ai motivi del rapido declinare dell'associazione, la quale, ad onta di non poche manchevolezze, ba validamente contribuito al risveglio delle coscienze e al desiderio assillante del riscatto.
Tali queste, in breve, le linee essenziali del pregevole studio delFOttobni, le coi conclusioni sono tutte in massima accettabili. Mi permetto tuttavia (e non se ne dolga il buon Ottolini) di fare qualche lieve rilievo.
Sulla diffusione della massoneria a Milano nei primi tempi di Maria Teresa non trovo che un cenno fugace in una nota a pagina 9. L'argomento, a mio avviso, meritava una trattazione un tantino più larga; non solo, ma sarebbe stato anche assai opportuno mettere nel dovuto risalto la differenza tra le prime correnti massoniche, in Italia, di provenienza inglese e quelle di provenienza austriaca: tendenti le ime ad un vago filosofismo e le altre più decisamente politiche e con carattere quasi essenzialmente giuseppinista.
anche qualche osservazione più meditata avrei letta volentieri a proposito dell'influenza della dottrina massonica francese sullo spirito italiano e segnatamente riguardo olla reazione, dovuta non soltanto a ragioni contingenti ma anche e molto, a mio vedere, al diverso orientamento del nostro pensiero.
L'appendice bibliografica è assai ricca ed accurata: per l'appunto non comprendo perchè l'Ottolini abbia tralasciato di citare hi relazione della Commissione dei quindici, non punto inutile (ora riportata nel volume del Volpe: Guerra, dopo guerra e fascismo), nò comprendo perchè egli ricordi dell'opera del Leti l'edizione italiana del 1925 mentre ne è uscita a Parigi nel 1931 una nuova, ampliata e riveduta.
Non mancano, infine, nel lavoro, ridondanze, ripetizioni, richiami non necessari: cui vorrà l'untore in una ristampa, che auguro di cuore prossima, riparare perchè tatto l'insieme acquisti maggiore unità e più salda compattezza.
Ma quanto ho dotto, e altro che potrei facilmente aggiungere, nulla toglie al
valore della nobile fatica dell'Ottolini, alla quale dovranno d'ora innanzi riferirsi
gli studiosi per ogni indagine ulteriore.
MARINO CIRAVECNA