Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1937
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pagina
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138
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138 lAhri e periodici
poco assorbito l'opera ed il pensiero del Patavino, ne è entrato nell'anima, ne ha intese le passioni di patriotta e di uomo. E con diligenza scientifica egli non si è accontentato dei dati raccolti dai suoi predecessori, ma ha voluto controllarli, non per poco rispetto verso di essi, ma per più sicuro conforto della propria coscienza. Non ha risparmiato fatiche, indagando i più minuti particolari, come ad esempio la iscrizione o non iscrizione del Ni evo nell'ateneo pisano; ed è riuscito ad avere sottomano ima pregevole somma di fatti, notizie tali da potere con piena fiducia di ben fare, affrontare la notevole fatica di un volume completo su Ippolito Nievo. Fatica, che se non è compiuta con piena consapevolezza può portare all'effetto opposto. Il Soli tro, invece, ha dato a' nostri studi, un volume che rimarrà. L'opera comincia con la nascita del Poeta soldato nella contrada di Santa Eufemia in Padova: ci dice la famiglia dalla quale discende, i suoi primi studi in Sabioneta, la sua amicizia con Emanuele Ottolenghi," dal quale dovette imparare a conoscere il popolo ebraico ed a sentire quel senso di ribellione contro i persecutori di questo popolo. H generoso spirito del Nievo, intollerante di ogni ingiustizia si solleva, giovanissimo, contro chi gli israeliti offendeva senza alcuna ragione e nasce cosi una prima polemica, nella Sferza di Brescia, con Luigi Mazzoldi. H quale viene giudicato dal Solitro con una certa severità che io in gran parte condivido, ma che tutta non approvo, sentendo il dovere di valutare gli uomini non favorevoli alla nostra formazione nazionale con più equanimità, dovendosi intendere nel loro spirito, e nel loro ambiente.
Il Solitro ci parla, con chiarezza e vivacità, del periodo in cui il Patavino è in Cremona, il suo incontro con Attilio Magri, il suo primo amore per la Matilde terrari che si svolge nel modo classico di tutti i primi amori dei giovani idealisti: maggiore di età la fanciulla, divinizzata fisicamente e moralmente dal Nievo, palpiti, poesia in cui all'affetto per la donna non si dissocia mai il costante pensiero per la patria, poi rottura, pianti, disperazione, la calma, la aspirazione a cose migliori. Ed i tempi hanno bisogno di animi generosi; siamo all'inizio di quel decennio che dalla caduta di Venezia e di Roma, dal ritorno de' principi spodestati in Toscana, e a Roma, porterà alla proclamazione del Regno d'Italia. Il Nievo è nel 1849 nel Granducato: deve essersi trovato in Livorno al tempo del d'Aspre: non può sfuggire alla potSnte anima di Giuseppe Mazzini, al quale la nostra patria deve l'essersi costituita a dignità di Nazione. E mentre egli si prepara alla licenza liceale in Revere, sotto la guida di un certo Liberale Quintavalle fratello di Giuseppe Quinavalle, condannato a morte nei processi mantovani e sfuggito per miracolo alla forca, impara che sia il pensiero e l'azione della Giovine Italia. Conseguita la licenza liceale si iscrive il Nostro all'Ateneo di Pavia, nella facoltà di giurisprudenza. Durante questo periodo conobbe il CaBtellazzo. H Solitro ci dice che Ippolito ebbe sentore della fibra forte rappresentata dal futuro dignitario massonico nei processi di Belfiore, ma ammette che egli dovette associarsi a' molti che concordi si levarono a difendere il delatore contro chi ne rivelava la ignominiosa condotta*
Da Pavia. 11 Nievo passa a Padova, nell'autunno del 1852 e vi rimane fino al conseguimento della laurea: in questa epoca il Nievo, mazziniano e molto probabilmente aggregato al Comitato rivoluzionario di Mantova, dovette correre più di una volta il rischio di ritrovarsi nelle prigioni del tristemente famoso Castello: se fu salvo, lo dovette, come ben dice il Solitro, all'eroismo di compagni di fede ed al suo modo di fare trasognato, sotto il quale celava ardentissima passione di italianità. Il periodo patavino di Ippolito non è denso di fatti e di opere: egli frequenta i cugini, marchesi Platus, alla cugina Giulietta consacra versi, se non perfetti di forma, lodevoli per i concetti sull'ufiì.cio della donna nella famiglia: trascorre l'estate a Colloredo, a Palestrina, a Caorle o a Grado: stringe paterna amicizia con Arnaldo Husinato. L'ultimo anno della sua vita universitaria è memorabile per la sua seconda polemica con il Mazzoldi, direttore della Sferza di Brescia. Il Solitro, riprendendo e completando quanto sul giornalista austriacante ha già scritto e quello che il compianto