Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1937
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pagina
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139
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Libri e periodici 139
Zabei narrò; illumina a pieno la diatriba Nievo-Mazzoldi questi elogiatore del tipo dello studente bigotto, retrogrado, ipocrita, codino; quello che parla in nome della giovinezza piena, sincera in tutto il suo bene e in tutto il suo male, amante della vita, ma pronto a sacrificarla a più alti ideali che non siano la sacrestia e la bicipite, aquila imperiale. Se le dissero di cotte e di crude: il Mazzolai con quel fare untuoso e bilioso caratteristica del mondo clerico-reazionario: il NI evo con impeto garibaldino e rimasero l'uno e l'altro nelle loro posizioni. Ma questo notevole episodio del Nievo, il Solir.ro ci dà modo di conoscere a fondo riportando, ex integro, gli articoli tratti dal periodico bresciano.
La diligenza dell*A. ci permette di conoscere il pensiero del Patavino, quando egli consegue la laurea in giurisprudenza: presenta sette quesiti de' quali due notevoli per la natura dell'argomento e per il modo con cui sono tracciati; il primo sopra il problema delle emigrazioni e la loro diversa indole nella storia antica e moderna; il solo sulla questione degli Istmi di Panama e di Suez e le condizioni geografiche politiche ed economiche che favorivano od avversavano in que' primi anni del sesto lustro dell'Ottocento la apertura de'due importanti passi extraoceanici. Il Nievo cerca di spiegare le ragioni che determinarono la ostilità inglese contro Suez, nel fatto che il movimento economico, derivante dalla nuova via di comunicazione e le sue conseguenze politiche agevoleranno le tendenze secessioniste dell'India da Londra. Bisogna ricordare che Ippolito scrive questa tesi quando si delinea la terribile ribellione indiana di quel volger di tempo che doveva mettere in rischio l'intera dominazione inglese nell'immenso impero e che la rivalità tra Londra e Parigi rendeva sospetta la prima di ogni novità che avesse potuto servire alla seconda per conquistare il primato mondiale. E ben fa il Solitro con una nota alle pagine del Nievo, nella quale rivendica al genio dell'italiano Negrelli uno dei più geniali ardimenti dell'uomo durante il secolo scorso.
Il Nievo conseguita la laurea si consacra a' suoi studi letterari ed alla preponderante tendenza verso la poesia e l'arte narrativa. II Solitro ce lo rappresenta attivissimo nel 1855 quando scrive Angelo di Bontà, cui seguono nel 1857, il conte Pecoraio, e nel 1859 il Barone di Nicastro: ci espone esaurientemente le ragioni di questi romanzi, l'ambiente, i personaggi reali raffigurati ne' protagonisti. E difende giustamente, il valore psicologico ed artistico del Nievo romanziere contro la mania di molti nostri contemporanei troppo facili alla critica ed allo scetticismo. Egli si rivolge in questa rivendicazione dell'Ippolito al Palazzi: ma le sue parole sono dirette alla giovinezza nostra perchè ritorni alle pure fonti della nostra arte italiana.
Accanto al Nievo romanziere è il Nievo giornalista: egli scrive nell'Alchimista friulano, nella Lucciola* nel Quel die si vede e quel che non si vede* nell'Uomo di Pietra, nella Rivista Veneta, nelle Lettere per famiglia, nell'arte, nella Perseveranza: il Solitro completa quanto sull'argomento ha già detto Jorio Corrado nella Rivista di Sintesi letteraria. E nuova luce ci dà sull'episodio della novella VAwocatino che Ippolito pubblicò nel Panorama Universale e che valse all'autore persecuzioni della sospettosa polizia austriaca, fino a sboccare addirittura in un processo. Ma in tutta questa gigantesca attività che non sfuggirà a' contemporanei, benevoli, a ragione verso il giovane letterato, dal Rovani a Giacomo Battaglia che nel Mondo letterario di Torino bene parlò del Conte Pecoraio e del Nievo disse con favore nel suo libro Del romanzo in Italia, Ippolito non perdeva di vista ed intensamente si consacrava alle Confessioni di un ottuagenario. La genesi e Io sviluppo storico di questo autentico capolavoro il Solitro segue con l'usata diligenza; dalle prime notizie che ne trapelarono nel Mondo letterario di Torino, il 17 luglio 1858 all'annunzio dato della fino dell'opera, il 6 dicembre 1858 dallo stesso periodico subalpino.
Ma malora premimi. U Nievo ha subito la evoluzione di tanti suoi contemporanei che avevano abbandonato il Mazzini e la Giovane Italia per la idea monarchica. La conoscenza ed amicizia di Carlo Tenca, la frequenza del salotto Maffei in cui incontra