Rassegna storica del Risorgimento
LEOPARDI GIACOMO
anno
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1937
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pagina
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1552
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1552
Giacomo humbroso
della civiltà, distruggono le illusioni naturali e risvegliano nell'uomo l'egoismo : il monarca degenera in tiranno e il cittadino di uno Stato democratico non vorrà mai sacrificare il suo interesse a quello generale... Perciò nei tempi moderni il Leopardi non vede una possibile forma di governo che non sia inquinata da gravissimi mali; ammette solo che il regime migliore possa essere la monarchia costituzionale ch'egli chiama costitutiva (osserviamo fra parentesi che il Leopardi esprime quest'opinione nel gennaio 1821, quando in Ispagna e a Napoli i monarchi han dovuto concedere la costituzione e sembra che anche in altre parti d'Europa debba accadere lo stesso). Però egli soggiunge subito che si tratta di un'istituzione instabile, mutabile, incerta e nella sua forma e nella durata e negli effetti... .
Non vi è dunque nessun governo che possa dirsi ideale. Ciononostante e sebbene sia tutt'altro che tenero per la Francia il Leopardi non nasconde una certa simpatia per il regime napoleonico e per la Rivoluzione che lo precede e lo prepara.
Non si tratta qui di esaltare l'ordinamento politico della Repubblica o dell'Impero; e neanche di un'adesione alle ideologie del 1789; anzi il Nostro ricorda con ironia che gli enciclopedisti vollero sopprimere le illusioni, creare un popolo filosofo e ragionevole, senza comprendere che ragione e vita son due cose incompatibili . Ma per forza di circostanze, questo regime basato sulla ragione darà impulso e nuovo vigore a quelle passioni e a quelle virtù irrazionali che da secoli erano cadute in disuso. La Rivoluzione preparata da filosofi scettici e demolitori come un Voltaire e un Diderot, genera il civismo repubblicano dei giacobini, il disperato patriottismo dei sanculotti, la sfolgorante epopea napoleonica.
Queste sue dottrine, il Leopardi non si contenta di enunciarle, ma le sente e le vive con ardentissima passione. Quel patriottismo che egli ritiene un generoso errore ispirato