Rassegna storica del Risorgimento
LEOPARDI GIACOMO
anno
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1937
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pagina
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1555
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Politica di Leopardi 1555
Le liriche che ho ricordato appartengono tutte e tre alla seconda metà del 1821; e sebbene non vi sia nessuna allusione diretta, il poeta le scrisse certo sotto l'impressione dolorosa delle vicende politiche che avevano sconvolto la penisola nei mesi precedenti.
Nell'ottobre del 1822, quando Leopardi compie il suo primo viaggio recandosi a Roma, il suo stato d* animo è immutato : egli anela alla resurrezione e ali9 indipendenza d'Italia, ma non ha fiducia negl'italiani del suo tempo; sicché il suo sogno gli appare chimerico e irrealizzabile.
Si ritiene in genere che questa posizione di pensiero lo accompagni per tutta la vita; ma come abbiam visto, non bisogna perder d'occhio le sue credenze filosofiche e religiose che sulle sue convinzioni politiche eserciteranno una influenza capitale. Il pensiero leopardiano si trasforma gradualmente; a ogni modo si può affermare che nel 1826, quando egli mette mano alle Operette Morali, l'evoluzione si è in gran parte compiuta. I successivi soggiorni del poeta a Roma, a Milano e a Bologna; le delusioni procurategli dal contatto col mondo; gli affanni d'una salute sempre più precaria, tutto ha contri' buito ad acuire ed accrescere il suo pessimismo che di relativo si è fatto assoluto. H male e il dolore non sono più ilfrutto dell'eccessiva civiltà o del corrompersi dei costumi, ma nascono insieme all'uomo e ne accompagnano ogni passo. Le illusioni sullo stato presociale si dileguano una dopo l'altra; la Natura è anzi per l'uomo una nemica che lo perseguita e lo tormenta con mille insidie: i terremoti, i temporali, le eruzioni vulcaniche, l'agguato delle belve, il veleno dei serpenti. E quando anche sia lontano dai pericoli più gravi, bastano gli sbalzi del clima e la puntura degli insetti per rendere all'uomo la vita spiacevole e disagiata. Questi concetti li troviamo espressi più volte nello Zibaldone e più particolarmente in una delle Operette Morali, il Dialogo fra la Natura e un Islandese; ma soprattutto in una delle sue ultime liriche, la Ginestra, il Leopardi