Rassegna storica del Risorgimento

LEOPARDI GIACOMO
anno <1937>   pagina <1557>
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Politica di Leopardi 1557
tutti i mortali. Questo appello alla solidarietà umana contro il Mistero e l'Insidia che ci avvolgono da ogni parte (concetto che verrà ripreso ed ampliato dal Pascoli nella sua poesia) costituisce un leit-motiv del pensiero leopardiano nella sua seconda fase.
Su questo vago fondamento, un sistema politico vero e proprio è difficile a costruirsi; ancor più di prima il Leopardi afferma infatti che è vano affannarsi a ricercare la forma ideale di Governo, e nel 1828 così ne scrive al Giordani : ... Consi­derando filosoficamente l'inutilità aliasi perfetta degli studi fatti dall'età di Solone in poi per ottenere la perfezione degli Stati civili e la felicità dei popoli, mi viene un poco da ridere di questo furore di calcoli e di arzigogoli politici e legislativi .
Per quanto il Leopardi non lodica, applicando praticamente queste premesse, si giunge ad accettare qualsiasi Governo costi­tuito purché sia stabile e forte, purché garantisca ai cittadini un minimo di sicurezza e di quiete. Scopo della società civile non sarà quello di render felici i cittadini che la compongono, poiché la felicità è una vana chimera, ma di difenderli, nei limiti del possibile, dai pericoli e dagli orrori dello stato di natura.
In quegli anni il Leopardi dichiara infatti più volte che non vuole occuparsi di politica; e questo assenteismo è proprio quello che i governi assoluti dell' epoca cercano di inculcare ai loro sudditi.
Non che egli creda al diritto divino. La sua disperata negazione di ogni trascendenza lo tiene lontano dalle dottrine paterne; anzi in lui il graduale distacco degli ardori patriottici giovanili va di pari passo co (l'abbandono di ogni fede religiosa. Infatti, mentre al suo allontanamento dall'ortodossia cattolica era seguito un periodo di teismo ricalcato su per giù sulla Pro-fession defoi du vicaire savoyard, nel 1832 la sua penna vergava queste righe sconsolate: Due verità che gli uomini general­mente non crederanno mai: l'una di non saper nulla, l'altra di