Rassegna storica del Risorgimento
LEOPARDI GIACOMO
anno
<
1937
>
pagina
<
1561
>
Politica di Leopardi 1561
lirismo esasperato della sua poesia, quel suo bisogno morboso di espandersi, di narrarsi, di dare sfogo al suo intimo tormento, sono indiscutibilmente una caratteristica dello spirito romantico che è soprattutto afférmazione e insurrezione dell'individuo contro le regole e le pastoie tradizionali.
Anche la politica di Leopardi più che la politica, il suo atteggiamento spirituale verso le speranze e i dolori degli italiani si dibatte negli ultimi anni in un simile contrasto.
Egli aveva affermato che il patriottismo è un generoso errore ispirato dalla Natura e contraddetto dalla ragione. Sicché negli ultimi anni, il grande infelice dovrebbe averlo superato, poiché ormai egli ha perso ogni fede nelle favole e nei miti, e una dolorosa esperienza di vita lo spinge a proclamare alta e forte la Verità, o quella ch'egli crede la Verità. Ma ad onta di ogni apparenza, in lui Natura e Ragione stanno sempre lottando; quella che è la sua individualità più intima e profonda non si rassegna a morire; riaffiora, quando meno ce l'aspettiamo, e illumina di una luce improvvisa il grigiore del suo sconsolato scetticismo.
Sfogliamo l'ultima delle sue opere poetiche, i Paralipomeni della Batracomiomachia. Si tratta, come è noto, di un seguito alla Batracomiomachia, antico poemetto greco da lui tradotto in sestine parecchi anni innanzi. Nella lotta fra i topi e i granchi alleati delle rane, il Leopardi adombra con chiare illusioni le vicende politiche degli ultimi vent'anni, e maneggia spietatamente la frusta della satira.
Austrìaci e italiani, carbonari e sanfedisti, principi nemici del progresso e cospiratori all' acqua di rose, ce n'è per tutti. II sol fatto di aver raffigurato;, protagonisti di quelle vicende in forma animalesca, ci rivela un proposito ferocemente demolitore.
Per mettere a nudo la vanagloriosa miseria dei suoi simili, Swift si era accontentato di spostare le consuete proporzioni dell'umanità. Nessuno infatti può pigliare sul serio le lotte