Rassegna storica del Risorgimento
LEOPARDI GIACOMO
anno
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1937
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pagina
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1563
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Politica di Leopardi 1563
i demagoghi e i perdigiorno egli ammonisce i suoi concittadini che a liberare la patria non bastano le chiacchiere e le congiure da salotto. Il dottrinario lontano dalle realtà della vita politica, dà prova qui di una singolare veggenza: egli intuisce che il problema italiano è soprattutto un problema di educazione e di rigenerazione civile; la sua satira sembra così additare a un popolo inerte ed infiacchito le vie dell' avvenire,-. E quando nomina l'Italia, questo deluso dalla vita che crede solo alla eternità del male e del dolore, non riesce a frenare un impeto di commosso lirismo.
Perchè gli stranieri odiano tanto la nostra terra? si domanda il poeta. Perchè, sebbene serva, lacera e doma essa suscita sempre la loro invidia per la sua passata grandezza:
Senton gli estrani ogni memoria un nulla Esser a quella ond' è l'Italia erede, Senton ogni lor patria esser fanciulla Verso colei che ogni grandezza eccede; E veggon ben che se strozzati in culla Non fosser quante doti il ciel concede, Se fosse Italia ancor per poco sciolta Regina tornerìa la terza volta!
Sembra di udire Vincenzo Gioberti. La patria è oppressa e dispersa, eppure Leopardi ha già dinanzi agli occhi la magnifica visione del Primato: l'Italia guida spirituale e maestra di civiltà agli altri popoli del mondo.
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I geni della nostra stirpe non sono fatti per le torri d'avorio. Qualunque sia il loro credo politico, essi esprimono e interpretano sempre un aspetto universale dell'anima italiana; e così avviene anche per il Leopardi. Il suo contrasto interiore simboleggia e riassume in se l'intimo travaglio di tutto il nostro popolo nella prima metà dell'Ottocento.