Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; AUSTRIA
anno
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1937
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pagina
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1593
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L Ultimatum austriaco del 1859 1593
Quindi e per la naturale conseguenza dell'intimazione presentata e non rispettata, il Ministro crede dover lasciare la decisione nella questione da decidersi sugli interiori passi dell'Austria, unicamente ed esclusivamente al punto di vista militare.
Il Ministro barone von Bruck è dell'opinione che, se la risposta giunta dalla Sardegna lasciasse ancora il minimo dubbio sulle sue vere intenzioni, questo dubbio sia risolto dal fatto costatato dell'entrata effettuatasi nel frattempo di truppe francesi in Piemonte come pure per la loro violazione della neutralità svizzera che spetta ad alcune regioni della Savoia; così vi sia per l'Austria la premessa di caso di guerra, in tutti i casi però l'indiscutibile diritto di varcare ugualmente il confine.
Trovato un chiaro accordo in quanto ad un'interpellazione di Sua Maestà circa la linea di confine del territorio della Savoia compreso nella neutralità svizzera, il Ministro conte Buoi contrasta il parere su menzionato del Ministro delle finanze coll'obiezione: che l'entrata delle truppe francesi in Piemonte certo avvenuta su richiesta del Governo piemontese ed in suo ausilio, non si può contestare e rispondere con un passo uguale da parte nostra, senza che questo sarebbe immediatamente interpretato come casus bèlli.
Anche Sua Maestà l'Imperatore è di quest'opinione, cioè, che le truppe francesi con il medesimo diritto come forse quelle dell'Austria a Modena, possono entrare negli Stati della Sardegna e a noi non spetta protesta.
Quindi il Ministro barone von Bach osserva: l'entrata francese in Piemonte non sia certo per noi un'esclusiva causa per la guerra, ma in tutti i casi ne costituisce una di più. Le basi per una rottura definitiva sono state preparate dalla Sardegna, da 10 anni in qua; contando sulla nostra pazienza che come tutto il mondo sa abbiamo sempre palesata, e in quanto alla nostra situazione che ci forza a desiderare il mantenimento della pace, la detta potenza ed i suoi alleati si sono prestati già da tre mesi a tentativi di mediazione protratti ed a discussioni sul disarmo, evidentemente solo allo scopo di trovar tempo per realizzare gli armamenti. Quindi oramai non si tratta più di possibili discussioni diplomatiche e ogni scrupolo in riguardo debba cedere al punto saliente. Dubitare su quello che vi sia da fare, sarebbe posizione pessima; data l'intimazione dell'Austria al Piemonte è comando d'onore e necessità assoluta di accettarne le conseguenze. Non vi può essere più altra questione neppure quella, che Inghilterra e Prussia vedrebbero forse volentieri che ci arrestassimo di fronte alla guerra per entrare in nuove discussioni.