Rassegna storica del Risorgimento
1820-1821 ; AUSTRIA ; DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno
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1937
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pagina
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1629
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Vicende sul mare Hella campagna austro-napoletana, ecc. 1629
domina la preoccupazione di non marciare a ritroso nella via della tanto celebrata civiltà nuova con il suo nuovo concetto della guerra, che l'ondata di Umanitarismo seguita alle campagne napoleoniche, faceva apparire come una nuova conquista della civiltà quando non era che un fenomeno di stanchezza, e chiamava a potenziarlo tutta una grande letteratura che, nella rinnovata affermazione degli eterni principi del diritto naturale voleva dire ai popoli qualcosa di più e di meglio.
Comunque il concetto della umanizzazione della guerra che qui è adombrato, per l'epoca in cui viene formulato, anche se è il risultato della elaborazione di un più antico enunciato, ha pur sempre un valore grandissimo, se lo sì voglia anche per poco paragonare alle successive formulazioni e fortune di questa idea fra le nazioni.
Per quanto non sia il caso di entrare qui in un dettagliato esame di questo a parere tuttavia non si può non osservare come proprio conforme a talune idee del tempo; i Consiglieri di Stato del Regno delle Due Sicilie, abbiano voluto presentare il Diritto Romano come l'antitesi della <t filantropica civiltà , della buona morale e così via, non lasciandosi sfuggire l'occasione di attribuirgli puramente e semplicemente una massima che sancisse il diritto di depredare i beni di pacifici inermi abitanti di uno stato conquistato . Una simile affermazione è tutt'altro che esatta, in quanto è notorio che il diritto romano ha sempre distinto, nel fissare il trattamento da farsi alle popolazioni dei paesi vinti, le circostanze della conquista ed il modo come questa si svolse, che solo nei casi di maggior resistenza e di ribellione ha contemplato misure estreme, mentre, in circostanze opposte è arrivato sino a dare alle popolazioni soggiogate, uno stato giuridico pubblico e privato di molto simile a quello che era goduto dalle popolazioni italiche.
Tralasciando di simili questioni, quello dal quale i membri del Consiglio di Stato napoletano attingono le loro idee è, comunque un mondo bellissimo, non nuovo, ma al quale di quando in quando, sia pure con nuove forme, gli uomini tornano, nella speranza di avvivare un ottimismo che la realtà si riserva, sempre, l'incarico di smentire. E questo accadde anche nella rivoluzione napoletana dell'anno 1821, quando i nobili atteggiamenti e la volontà battagliera della morente rivoluzione di difendere gli ideali della Costituzione che aveva conquistato, se ottenne viva eco sul liberalismo romantico dell'Europa in fermento, non procurò che scarsi aiuti al Governo napoletano, in quel suo affannoso organizzarsi a difesa.