Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI CASATI TERESA
anno <1937>   pagina <1640>
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Paolo Terruzzi
pure molti fatti eziandio in essa raccolti tolgonsi al comun vivere degli uomini, non ascia che molte e molte cose vengono narrato che in tutte le vite riscontransi né alcun interesse valgono ad eccitare in chi le legge; anzi fanno si che l'uomo supponga che tutto sia comune e triviale e non apprezza ciò che pure degnissimo dovrebbe essere della sua stima.
Tesserò io un elogio? Due grandissimi motivi s'oppongono: il sospetto di parzia­lità e la mancanza di quella elevatezza di stile che a tal genere di scrìtti si conviene.
Egli è perciò ch'io va limitandomi a dire con tutta la semplicità quelle cose delle quali io stesso testimonio ne fui e che realmente per sé sole formeranno il più bell'elogio senza ch'io alcunché di fiorito stile le adorni.
Comunque essere possa questo mio scritto spero almeno che raggiunga lo scopo mio di non lasciar dimentica la memoria d'una donna ammirata da tutti coloro che ben la conobbero e che in giudicare di essa non si lasciarono trascinare da quelle vili e basse passioni che rendono gli uomini ristrettissimi nel loro pensare, che non sanno sollevarsi ad ammiracela virtù in sfera più elevata d'azione, che solo apprezzano alcune meschine esteriorità, e che ristretti nel loro circolo giudicano di tutti come se dalla Provvidenza fossero costituiti Censori del genere umano. *)
Nessuno creda ch'io con tali parole voglia ad alcuno singolarmente alludere, giammai! Chi è colpevole lo conoscerà da se stesso certamente: il dolore d'aver afflitta una donna di già abbastanza sventurata è per quegli il più crudele castigo del suo fallo ed essa in Cielo implorerà sopra di chi le fu scortese i più ampi doni.
Dovrò io mantenere alcun fiele a cagione di Lei mentre Essa spoglia d'ogni ter rena debolezza non spira che amore di Dio e in Dio ama tutti gli nomini? Lungi dunque e da me ogni pensiero di tale natura, e da ognuno il sospetto che v'accondiscenda, e che se nel seguito del mio scritto io prorompessi pure in alcuna esclamazione non odio la detterà ma la commozione del mio cuore*
S) Circa le malignità e le ostilità che afflissero Teresa cfr, i cauti accenni del Ceria nei primi capitoli della sua opera citata.
Qui basti ricordare che i circoli austriacanti, i quali non le perdonarono di aver accettato nel dicembre del 1807 la carica di dama di palazzo della Vice Regina d'Italia Augusta Amalia di Baviera, moglie di Eugenio di Beauharnais, misero in circolazione il sospetto che non fosse rimasta insensibile alle profferte galanti del viceré, e spiegarono il contegno di Federico Gonfalonieri, ferocemente avverso nella primavera del 1814 alla candidatura del Beauharnais al trono itàlico, colla sete di vendetta del manto oltraggiato.
Quando a Napoli, nel 1816, Federico Confalonieri faceva focosamente la corte alla principessa Carolina Jablonowski, corse voce che Teresa fosse diventata l'amante del marito di Carolina, il principe Ludovico Jablonowski, ministro austriaco presso i Borboni.
In ogni caso, se queste od altre insinuazioni rispondessero a verità, ed é ipotesi molto improbabile, esse non diminuirebbero in nulla il merito dell'abnegazione totale di Teresa Confalonieri alle sorti del marito, quando suonò per lui l'ora della sventura.
Spiace invece dover riconoscere come fondata l'accusa mossalo di essersi allon­tanata dalla vice regina incinta e prossima al parto, non appeua la causa del Beauhar­nais venne considerata perduta; in gran fretta e senza tener conto dei grandi obblighi di gratitudine che dovevano legarla ad Augusta Amalia, la quale era stata per lei amica sicura in tutte le ore.