Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI CASATI TERESA
anno <1937>   pagina <1646>
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1646
Paolo Terruzzi
suoi mandati d'arresto io stesso essere ne posso testimonio, io stesso fni conscio di questo pietoso divisamento. v Che pia? Àvea Confalonieri presa ad affitto per Testate una villa in Borgo di Vico, prossimo a Como. Ivi villeggiava con tutta Uberto, ivi i suoi amici venivano a sollevarlo dalla noia d'una lunga convalescenza, e fra questi io pure con gentile invito della mia cara Teresa colà chiamato a nome di Federico fui più volte a passarvi qualche amena giornata. Più fiate egli per diporto pertossi in terri­torio svizzero e nessun ostacolo giammai ebbe dall'autorità politica su di ciò;2) e soprattutto ci trovammo a Lugano ov'egli dimorato era più di un giorno al tempo della fiera che colà si tiene ogni anno nel mese di ottobre. Chi impediva a lui di fermarvisi per sempre, chi avrebbe a lui contestato il proseguire il viaggio a quella volta che più gli fosse stato caro, ed andar altrove respirare, è vero, sotto- estranio cielo, ma almeno libero, esule dalla patria ma non fra le catene.
Egli non s'immaginava giammai ciò che avvenne di poi, egli non credette che la spada del dolore si sguainasse contro di lui. Sicuro di se medesimo non temeva che la pubblica autorità avesse a nuocergli. Il Governo austriaco sino a quel tempo non aveva dato esempi di eccessiva severità, ed il processo cosi detto di Mantova nel 1815 aveva avuto effetti di commutazioni di pene in modo mite al paragone della reità che venne imputata ai sentenziati. 3)
Era forse fiducia nella bontà del regnante che lo attutava? 4) E perchè no? Nes­sun confidente discorso tenne Confalonieri con me in proposito, ma a giudicare i suoi fatti uopo è che supponga aver ferma lusinga che, vista la lieve colpabilità nella quale potesse essere incorso, meglio era soggiacere a quelle conseguenze inevitabili, che d'altronde trascinare noi potevano al suo modo di vedere nel baratro dell'infelicità, che condannarsi ad un perpetuo esigilo, lungi da quella patria per cui era ardente e da quelli oggetti che poteano essere cari al suo core. Ma ahi come andarono fallati i suoi divisamenti ! 5)
Questa sicurezza rendea tranquillo l'animo eziandio della sua sposa. E sebbene di tanto in tanto vacillasse e qualche dubbio pure nasceva nel suo animo che Federico
un'altra conferma che le autorità austriache del Lombardo Veneto cerca­rono in tutti i modi d'indurre il Confalonieri a mettersi in salvo (cfr. D'ANCONA, Fede­rico Confalonieri, Milano, Treves, 1897, pp. 88 e segg.; CERIA, Vita di una moglie, cap. XII e XIII, ecc.).
*) H PALLAVICINO, nelle sue Note alle memorie delVAndryane pubblicate dal SASEDONA, op. cu., insinua che il Confalonieri, se non ebbe noie dalla polizia, ne ebbe allora dai doganieri, come contrabbandiere dilettante.
3) E il processo subito dai partecipanti alla cosi detta a congiura militare . Si trattava di organizzare una specie di Vespri Siciliani contro gli Austriaci, d'intesa col Marat, ancora re di Napoli, che si apparecchiava a giocare il tutto per il tutto facendosi vessillifero dell'indipendenza italiana. Su questa congiura e sul processo che ne seguì confr. GCTALTERIO, Gli ultimi rivolgimenti Italiani, v. I.
4) Rassicurava.
5) Ciò che qui dice il Casati, metterà il punto fermo alle discussioni sui motivi per i quali il Confalonieri non foggi. II giovano marchese Giorgio Pallavicino Trivulzio (Io stesso che, come prodittatore di Garibaldi a Napoli nel 1860 divenne poi elemento decisivo per Punita d'Italia), era stato con Gaetano Oe Castillia, latore di una lettera del Confalonieri agli insorti piemontesi Arrestato il 3 dicembre il De Castillia per altri sospetti, il Pallavicino credette invece che Io fosse per la missione svolta con lui in Piemonte, e ai consegnò alla polizia, nell'intento di salvare l'amico attribuendo a sé