Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI CASATI TERESA
anno <1937>   pagina <1647>
immagine non disponibile

Gabrio Casati: Memorie sulle sventure di mia sorella Teresa 1647
in alcuna cosa avesse sé medesimo compromesso in faccia al regnante, tuttavia cacciava da se questo pensiero come importuno e volea tenersi certa che nulla di smisero avve­nuto sarebbe. Ma senza cedere ai fantasmi dei presentimenti egli è fatto clic alcuna volta all'avvicinarsi d'una disgrazia l'uomo sente precedere un timor di essa. Io non mi occuperò a filosofare su di tale fenomeno o morale o psicologico, lascio ch'altri valenti metafisici ne facciano soggetto d'accurate indagini. E ciò avveniva in allora a Teresa.
Ad ogni racconto di qualche arresto, al nominare la commissione il suo cuore gemeva ma pure volea tenersi sicura; rinnovava al marito la stessa preghiera di allon­tanarsi, ma ne aveva sempre la medesima risposta, e con parole dolci ed assicuranti tentava calmare l'angustia ch'agitava il suo spirito.
Oh mio Dio, tu conosci perchè quell'infelice sì tranquillamente dormiva sull'orlo del precipizio * che dovea condor lui all'abisso dell'infelicità in questa vita, e tron­carla dopo alcuni anni di mortali angoscie alla più ammirabile fra le spose, alla donna eh io amerò in eterno come sorella carissima, ed ammirerò mai sempre come eroina, modella d'ogni virtù alla gentilezza accoppiata.
* * *
Ricevi tu frattanto nell'alto dei cieli ove mi tengo sicuro che risiedi questi continui sfoghi del mio affetto; non v'è istante che la tua memoria non mi sia presente, ogni luogo ha oggetti che mi ti rammentano, ma fossi pure balzato nella solitudine assoluta, in mezzo al deserto più arido, la cecità mi colpisca, nessun senso più rispondesse all'ope­rare defi'animo mio, nel mio cuore tu sei scolpita ad indelebili caratteri che neppure la morte avrà fl potere di cancellare giammai.
La morte cancellarli! Ah no più vivi, più lucenti gli renderà quando in seno a quel Dio che è tuo premio e che per la tua bontà spero voglia essere il mio io t'abbraccerò, io ti rivedrò... o momento per me felicissimo, quando sarà mai che avvenga!2)
stesso tutta la responsabilità dett'iniziativa. Il Confalonieri seppe dell'arresto del Pal­lavicino, ma non dei motivi che l'avevano determinato. Egli era convinto che né il De Castifila né il Pallavicino si sarebbero indotti a rivelare l'incarico espletato in Pie­monte. E dato che, se il De CasliUia e il Pallavicino non avessero parlalo, nessuna grave imputazione poteva essergli mossa, la fuga gli appariva atto inutilmente e gravemente dannoso per sé, ed anche per i suoi, dato il pericolo di confisca dei beni.
Quando il 13 dicembre verranno ad arrestare anche lui, poche ore dopo la definitiva trascrizione a verbale della fatale dichiarazione del Pallavicino che confessava piena­mente l'accaduto, allora e soltanto allora il Confalonieri comprenderà di non avere altro scampo che nella fuga, e la tenterà senza riuscirvi (cfr. D'ANCONA, op. cit., pp. 86 segg.; GIORGIO PALLAVICINO, Memorie, Torino, Loescher, 1882, voi. I, pp. 23 segg.; ANDRYANE, Memorie, II, pp. 236 segg., ecc.).
i) La stessa immagine adopera il Gonfalonieri nel racconto riferito, dall'ANDHYANE, Memorie, II, pp. 237. E un'altra riprova della sincerità delle memorie scritte da quello sfrenato romantico che fu l'Andryane; il nucleo dei fatti è quasi sempre vero, sebbene troppo spesso faticoso a ricercarsi fra Io tirate sentimentali o gli abbellimenti letterari
di dubbio gusto.
2) È questo nn passo che potrebbe degnamente figurare in una antologia del­l'amore cristiano, accanto alle più belle pagine che gli affetti umani sorretti ed affinati da una speranza ultra terrena abbiano mai dettato.