Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI CASATI TERESA
anno <1937>   pagina <1648>
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1648
Paolo Terruszi
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Era 113 dicembre 1821. La mia famiglia ita era alla campagna per alcuni affari. Solo io restava in citta con uno de' miei fratelli, erano circa le 5 ore dopo il mezzodì che mi stava bevendo il caffè col fratello mio al fuoco, gazando affannoso il Santi Parrucchiere, soprannominato il Brescianino mi chiama e m'annuncia che la forza pubblica era per impadronirsi di Coufalonieri, che accorressi giacché da pari loro maltrattavano anche la mia infelice sorella. Sorgo immediatamente, ma temendo che la mia giovinezza infrangenti di tale natura non venisse da quella ciurma rispettato, prudente cosa io credetti correre alla casa dell'altro mio cognato, il Conte Antonio Durini, persona rispettabilissima che per nove anni avendo coperto la carica di Podestà di Milano avea riscosso l'ossequio e l'affezione dei suoi concittadini. *)
Arriviamo nel punto2) che era nella sua camera di già arrestato dalla forza pubblica, e che sequestravano le carte; mia sorella era nella stanza precedente ove le guardie la tenevano di vista.
Tutto era scompiglio; il furore di que' ribaldi era tale che per verità non ad agenti di giustizia, ma bensì a satelliti d'un infame tribunale de' tempi del francese terro­rismo sarebbensi potuti assomigliare. E perchè tutto questo trambusto? Alla nuova d'essere dalla forza circondato credette Gonfalonieri potersi evadere, e non è lecita cosa a chicchessia tentare di conservare la propria libertà? 3)
Temendo que' sicari di perdere la loro preda, affrontata con pistola alla gola Teresa qnasiechè Ella dovesse di buon grado consegnare ai loro ceppi il consorte, mentre altri a sciabola sguainata frugavano ogni angolo ove credono egli possa essersi nascosto fintanto che noi rinvennero: lo assalgono e se ne impossessano.
Io il viddì sortire dalla sua camera, aveva indossato il tabarro, mi salutò e paca­tamente parlò assicurando ch'egli non temeva il processo. Lo accompagnammo a' piedi dello scalone, ove entrò in una carrozza, custodito dai commissari di Polizia e dai gendarmi.
Non stese ad alcuno la mano; erano dal tabarro coperte e ciò mi fa credere che per meglio assicurarsi di lui i nodi avessero apposti alle sue mani. L'orrore di quella giornata resterà sempre impresso nella mia mente.
J) H conte Antonio Durini aveva sposato Giuseppina Casati, sorella di Teresa, e, come lei, figlia di primo letto di don Gaspare Casati.
Nel manoscritto v'è una variante abbreviata Sorgo immediatamente, volo da mio cognato Antonio Durini onde avvertirlo di ciò che accadeva ed unitamente a Lui mi reco alla casa Coufalonieri .
z) Da qui, per circa una pagina, fino a non troppa gentilezza nell'adempimento de* suoi doveri il manoscritto fn già trascritto con qualche accorciatura o modifica di parole dal conte Gabrio Casati junior, in nota a pp. 23-24 delle Memorie del Confalo aicr'i.
*) Dal rapporto dell'attuario Cardani, pubblicato in SANDONÀ, op. cit., pp. 25 segg-, confermato in sostanza dal racconto che il Confalonieri fece all'Andryane, riferito da questi in Memorie* voi. II, p. 238, il conte aveva cercato di dare la sicu­rezza alla polizia che non avrebbe fatto opposizione al suo arresto; ne aveva cosi ral­lentato la vigilanza, approfittandone per tentare la fuga, che non riuscì essendo stata, per caso o per tradimento, richiusa una inferriata sul tetto che pochi giorni prima era ancora aperta. Quindi comprensibile, se non del tatto scusabile il furore dì que' ribaldi