Rassegna storica del Risorgimento

CONFALONIERI CASATI TERESA
anno <1937>   pagina <1653>
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Gabrio Cosati: Memorie suite sventure di mia sorella Teresa 1653
osa oppone a quegUno che per pubblica sicurezza crede dover tenere sotto la sua attenta vigilanza. Ma quali illusioni!
Progrediva il processo ed ora qualche raggio di nuove speranze sembrava apparire, ora invece dubitavasi che nessuna ne rimanesse. Fra le persone che prendevano ancora la causa dello sfortunato Federico sono certo da annoverarsi ed il padre suo ed i suoi fratelli Eugenio e Carlo.1' Il padre anch'esso sperava che il processo dovesse scio­gliersi in modo non tragico, ma il fratello Carlo ed io temevamo assai, e pur troppo che i nostri timori non erano illusioni.
Non giudicando della gravezza della reità che potesse all'accusato venir attribuita ehi conosce il Codice criminale austriaco e quanto esso disponga e come si espiano dei delitti da esso chiamati d'alto tradimento, scorge di subito come ad ogni legger cosa che ne possa aver hi forma se ne possa eziandio attribuire il carattere e l'intensità, ed ognuno che imprudentemente alcun discorso tenesse in dispregio del regnante e che sembrasse attentatorio a* suoi diritti potrebbe come reo d'alto tradimento essere giudicato e sentenziato.
Iratissimo è l'arbitrio aperto ai giudici, e quelle pagine del codice sono scritte con un rigore grandissimo. Ed alcun non creda che ciò io dica di mio solo giudizio, ma il Legislatore medesimo 2) espresse a me un pari sentimento. Egli mi assicurò di propria bocca che riguardava come assai severa la sua legislazione in quella parte, ma che avea dovuto spingersi a ciò perchè nel principio del suo regno fuwi nelle Provincie sue ereditarie chi aveva attentato alla tranquillità pubblica con progetti di rivolta, e che fu allora che si rinnovò con rigore quella parte di sua legislazione.
Che se il Sovrano stesso dichiara pesante la sua legge non sarà delitto certamente al suddito e molto più a chi per essa seutesi offeso di dichiararla tale.
La conoscenza adunque del codice criminale austriaco faceaci stare trepidanti più che mai sull'esito di quel processo, e già d'aspettarne una sentenza, che non iniqua perchè giuridica, ma certamente severa ed all'eccesso severa. L'inquisitore era divenuto quello che avea (alla Corte?) operato: membro della commissione di Venezia che avendo ultimato i suoi lavori era stata sciolta. Chi fosse ognuno lo sa, *) Qua! fosse del pari ogni uomo che l'abbia pur solo sentito nominare lo sa.
L'accoglienza che le facea l'inquisitore ogni qual volta Ella presso lui portossi onde perorare la causa dell'infelice marito era con quella garbatezza che veste quasi il carattere d'insulto e fa sentire che è un forte che sa far valere la sua preponderanza sovra altro forte caduto ne' lacci, che finga che per quel unsero siavi sicurezza mentre è di già designata preda al suo furore, che irride a chi è per sua opera gettato nella disavventura.
Quel nomo fu gonfio di sua situazione, ne abusò: io tremo per lui che prosperati veggo i suoi giorni. Se a rimeritare i suoi insulti più odiosi che quelli fatti con asprezza, se per vendicarsi degli atti ingiusti da lui commessi che dietro sé trascinarono un seguito di sciagure orrende debbe il cristiano tutta la pietà del Cielo invocare sopra di lui,
1) II padre conte Vitaliano Confalonieri (1760-1841), I. R. Ciambellano; i fra­telli di secondo letto don Eugenio, barnabita* e Carlo, che accompagnò la cognata a Vienna, morto nel 1828.
2) Francesco I, imperatore d'Austria.
3) Il dottor Salvo ni (vedi note 1 e 2 a pug. 1645), anticristo della religione liberale.