Rassegna storica del Risorgimento

ARCO (D') CIRO PSEUD. DI GIUSEPPE TORELLI ; PIEMONTE ;"CRONISTA
anno <1937>   pagina <1662>
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1662
Guido Bustico
A Ciro d'Arco era particolarmente affidata la cronaca, ed erano questioni di interesse nazionale, discussioni artistiche, criticlie del cit­tadino che vuole il progresso della sua Torino, eco di malcontenti o forse più che di malcontenti, di quell'ansia trepida propria degli ita­liani di allora che divisi e lontani pur sentivano in confuso di dovere e presto riunirsi in un'unica potente nazione, e sotto pretesto di criti­care i troppi intralci ai viaggi nell'interno del Piemonte stesso scrive:
Molti si lamentano e non a torto delle difficoltà e degli impicci che sì oppon­gono a chi vuole viaggiare in Piemonte, e specialmente sul Lago Maggiore. Si ha un bell'essere nati in piena Mecca, avere acquistato i diritti elettorali, pagare le tasse, parlare il più pretto e armonico piemontese come si parla in Piazza delle Erbe: tutti ciò non serve a nulla: arriviate, partiate, stiate passeggiando, leggiate, e perfino dor­miate, c'è sempre qualche individuo vestito di verde-scuro che vi si avvicina e vo chiede il passaporto!... Ma il passaporto è esso necessario per viaggiare in casa nostra? e non è già abbastanza che ce lo si chiede quando andiamo in casa d'altri? ... Non parlo che dei Piemontesi: gli sventurati poi che sono nati una spanna più all'est o più all'ovest della nostra periferia, quelli stanno freschi: la spada terribile che pende continuamente sul loro capo è la tassa dei quattro franchi per la vidimazione del passaporto... Queste sono le allettative e le lusinghe colle quali si invitano i nazionali e forestieri alla locomozione. Ci guadagnano i paesi, gli alberghi, i battelli, i governi e tutti quanti!
E che la sua voce fosse non solo udita da chi lo doveva, [ma presa in considerazione lo vediamo qualche tempo più tardi quando il mede­simo scrittore assicura i lettori che benché la manipolazione di quel bel decreto che determina la facoltà dei regnicoli di viaggiare sul lago Maggiore con una libertà pratica consentanea alla teoria della libertà del commercio e che dichiari inviolabili tanto il sacco da viaggio quanto il suo proprietario non è ancora terminata, lo sarà presto, così pure dicono siasi emanata una provvidenza che salva i forestieri che capitano in Piemonte dalla contribuzione dei quattro franchi che loro si facevano pagare per la fatica improba sostenuta nel mettere un visto al loro passaporto .
Pure in" altre circostanze espresse la sua opinione vedendo che le faccende vanno così a tamburo suonante, dopo aver redenta la libertà del lago Maggiore, il Cronista vuol vedere di essere in quel poco che possa utile anche al Mediterraneo ed espone con semplicità e chiarezza! quanto siano ridicole le pedanterie a danno del viaggia­tore che viaggia da un porto all'altro dello Stato, per cui è obbligato ad attendere ore ed ore, ed a sottostare a visite incomode da parte della Polizia e della Sanità e conclude dopo lo Statuto tali pratiche principalmente se applicate ai vapori nazionali, provenienti da porti