Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1671
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VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE I
MAZZINI E LA MONARCHIA I.
Nell'articolo Italia ed Ungheria nel 1848-1849 pubblicato nel fascìcolo di marzo della Rassegna, il geu. Giulio Del Bono afferma che, a differenza di molti patriotti del nostro Ri sorgimento che seppero far tacere i loro sentimenti politici anche per un solo attimo quando si trattava dell'unità della Patria, Mazzini fa te in ogni circostanza, sempre fieramente, spesso violentemente avverso alla monarchia .
Accusa ingiusta, in questa forma cosi assoluta, e smentita non per un attimo solo, ma da tutta la sua vita politica. La quale come sta fra due carceri regie, Savona (1830) e Gaeta (1870), sta anche fra due affermazioni: di adesione alla monarchia, se questa avesse unificato l'Italia, e di rinuncia alla lotta contro di essa poi che ebbe dato all'Italia l'unità in Roma capitale.
À Carlo Alberto, esortandolo a farsi campione armato dell'unità, scriveva nel 1831: Non v'è cuore in Italia che non abbia battuto più rapido all'udirvi Re... L'Umanità tutta intera ha pronunciato: i Re non m'appartengono: la storia ha consacrata questa sentenza co' fatti. Date una smentita alla storia e alla Umanità; costringetela a scrivere sotto i nomi di Washington e Kosciusko, nati cittadini: v'è un nome più grande di questi: vi fu un trono eretto da venti milioni d'uomini liberi, che scrissero sulla base: A Carlo Alberto, nato Re, VItalia rinata per lui .
E gli operai d'Italia, alla vigilia quasi della sua morte, nel febbraio del 1872, ammoniva della vanità e stoltezza di levarsi contro la monarchia per amore della repubblica: a Quella bandiera che porta scritto Dio e il Popolo fra le sue pieghe, santa per noi tutti un giorno e sotto la quale salvammo l'onore d'Italia in Venezia e in Roma, non s'impone, né chicchessia può tentar d'imporla senza mentire a se stesso. Io la sollevo scrivendo per profondo convincimento, e perchè non mi è fatto di trovar finora un'altra che più di questa assicuri la Libertà e il Progresso dei Popoli: ma chi oserebbe tentar di farla bandiera della Nazione in nome di una minoranza e senza il consenso della Nazione medesima? .
E fra queste due dichiarazioni, due solenni offerte di cooperazione alla monarchia per l'unità d'Italia.
È del 1847, l'anno della lettera a Pio IX Pontefice Massimo, quell'entusiastica invocazione di un Principe Redentore, in cui sentiamo l'eco della magnifica chiusa del Prìncipe di Machiavelli. Se un principe italiano... si levasse e dicesse: Io sento maturi i tempi per l'unità della Patria; intendo, o Italiani, il fremito che affatica le anime vostre. Su, sorgete: io precedo- Ecco: io vi do. pegno della mia fede, spettacolo ignoto al mondo dì un re sacerdote dell'epoca nuova, armato dell'Idea-Popolo, edificatore del Tempio della Nazione. Io lacero i vecchi patti che vi tengono smembrati e grondano del vostro sangue: io vi chiamo a rovesciare le barriere che ancor oggi vi tengono divisi e ad accentrarvi in legione di fratelli liberi, emancipati intorno a me, vostro duce, pronto a vincere o cadere con voi: chi tra noi non scenderebbe soldato nelle file dell'esercito suo? chi non griderebbe: ecco l'eletto di Dio? .
Non altrimenti nella lettera a Vittorio Emanuele del 20 settembre 1859. Poiché gli sembrava che Vittorio Emanuele esitasse ad accettare, per il vèto napoleonico, i voti, per l'unione al suo regno, delle frementi popolazioni dei Ducati, delle Romagne e della Toscana, Mazzini lo esorta a non arrestarsi nel cammino della redenzione