Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1672>
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1672 Varietà, appunti e notizie
della Patria e a procedere arditamente innanzi, solo con i soli Italiani, libero da esose alleanze di sovrani stranieri: Dimenticate per pòco il re per non essere che il primo cittadino* il primo apostolo armato della Nazione... Vogliate e ditelo. Avrete tutti, e noi primi, con Voi. Movete innanzi... e vincerete. E allora, Sire,... sia che vogliate tra­passare ad eterna fama tra i posteri col nome di Preside a vita della Repubblica Italiana, sia che il pensiero regio dinastico trovi pur luogo nell'anima vostra. Dio e la Nazione vi benedicano! Io, repubblicano,... sclamerò nondimeno coi miei confratelli di patria: Preside o Re, Dio benedica a Voi, come alla Nazione per la quale osaste e vinceste .
Né solo in questi scritti solenni e, starei per dire, ufficiali, perchè egli era il capo del partito repubblicano, tale era il suo linguaggio; in egual modo scriveva ad amici, a correligionari, a dissenzienti.
In quel potente risveglio del sentimento nazionale del 184647, che preluse al grande uragano del 1848, mentre per tutta Italia spirava il vento guelfofederalista, mosso dal credo giobertiano, Mazzini, infiammato sempre dall'idea dell'unità, il gran punto per cui, diceva, sono febbricitante, .studiò ogni modo per raccogliere gl'incerti e i dubitosù perchè il movimento era monarchico, e gli sviatisi dalla Giovine Italia per l'illusione federalista, intorno all'unico fine della guerra d'indipendenza, senza la quale era impossibile l'unità.
Io non conosco che una sola bandiera, quella della nazione, quella dell'unità: io sacrificherei tutte le altre parole che vorrei scritte nel nostro vessillo, ma queir una no . E, occupata Ferrara dagli Austriaci, nell'entusiasmo patriottico generale, che aveva guadagnato, sia pure per breve tempo anche Pio IX, tanto da mostrare i denti all'Austria, ammoniva: Poco importa per ora il repubblicanismo: molto, anzi tutto, importa l'Unità... Ci diano un papa, un re solo, un dittatore; potremo transigere a tempo sul resto: col Federalismo non possiamo .
E il 31 dicembre 1847, alla vigilia di quella grande crisi, che egli aveva previsto per non oltre la metà del 1848, scrivendo a Goffredo Mameli metteva da parte ogni pregiudiziale politica: ... Qui non si tratta di forme politiche: non si tratta di repubblica o di monarchia: l'Italia sarà quel che Dio e il popolo italiano vorranno... .
E veramente per tutto il 1847 si era alacremente adoperato per riunire in un fascio poderoso tutti gli esuli italiani, senza distinzione di parti politiche. La Giovine. Italia scriveva il 3 marzo 1849 sullo Spectator di Londra a grado a grado si tra­sformò nella Associazione Nazionale Italiana (egli ne fu eletto presidente contro Gioberti portati dai moderati). E nel suo programma del 5 marzo 1848 la parola repubblica non apparve neppure una volta. Toccava d'ora innanzi all'Italia stessa di parlare. I repubblicani sentivano che il paese doveva alla fine essere il loro giudice... Essa non si propone il trionfo di una forma predeterminata di governo ma di affret­tare il momento in cui il popolo italiano sia capace di prendere una decisione solenne che meglio si adatti alle sue condizioni politiche, sociali od economiche .
Perciò quando in Parigi qualcuno propose di fare una grande manifestazione di simpatia alla testé nata repubblica, egli si oppose, perchè ciò avrebbe portato la discordia nelle file degli aderenti e resa assai difficile l'adesione alla Società di tutti gli esuli italiani che erano in Parigi,
Ed il programma dell'Associazione era così assennato e senza partigianeria che, dieci anni dopo. La Società Nazionale Italiana, come da quella prese il nome, cosi su quel programma ricalcò il suo, che aveva per caposaldo il mazziniano se no, no, rinfre­scato dal Manin, e dichiarava di anteporre ad ogni predilezione di forma politica... il gran principio della Indipendenza e Unificazione italiana; ohe sarà per la Casa di