Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1674
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1674 Varietà, appunti e notizie
Le delusioni del *48'49 avevano turbato, disorientato, sbandato i patriotti: Mazzini quindi volle nuovamente raccoglierli tutti nell'unico intento dell'indipendenza e dell'unità: a questo fine costituì a Londra nel 1850 il Comitato nazionale italiano, il carattere del quale è bene chiarito nella lettera di Mazzini agli amici di Piemonte Finché noi siamo sul terreno dell'apostolato, della predicazione, crediamo debito nostro il non transigere sulle condizioni che, secondo noi, possono, sole, fare quando che sia il bene dell'Italia... Ma scendendo dalla teoria educatrice sul terreno dell'azione sentiamo sottentrare nuovi doveri: doveri verso il popolo italiano, verso la nazione, che oggi non può esprimere i suoi voleri e allora lo potrà. La sua sovranità deve essere la legge per tutti noi. Noi dunque, avendo anche forza per farlo, non intendiamo di imporre repubblica o altra forma governativa. Intendiamo di far quanto è d'uopo perchè il popolo parli liberamente, universalmente, legalmente ciò ch'egli crede. La parola Costituente Nazionale fu prima nostra che d'altri. E Intendiamo serbarla... Emancipato il territorio, la Nazione parlerà e ubbidiremo. Ogni nucleo di patriotti che accetti queste basi ci è fratello e gli saremo fratelli. Con qualunque sostituisca l'autorità di un partito a quella della nazione e intenda muovere per un re, per un papa, per una provincia, noi siamo ostinatamente ed apertamente dissenzienti .
Egli era nel giusto mezzo, si poneva al centro del movimento nazionale, e quindi tutta i partiti, che si chiudevano nella loro gretta intransigenza, gli furono contro.
Ma egli a questi principi si mantenne costantemente fedele nei momenti più solenni della patria.
Nel 1859 gli ripugnò l'alleanza del Piemonte con l'uomo che a Roma e a Parigi aveva soffocato nel sangue due repubbliche: previde, in tutti i suoi particolari, quello che fu chiamato il tradimento di Napoleone; tuttavia giudicò dovere di ogni Italiano dare l'opera sua per la vittoria. Egli veramente avrebbe voluto che l'iniziativa partisse dal popolo e che la monarchia intervenisse ad impresa iniziata: a Se a condarre la monarchia salvatrice sull'arena delle battaglie è indispensabile l'insurrezione di popolo, a che giova discutere e dividerci sulla questione? Lavoriamo tutti a preparare e promuovere la rivoluzione, poi scenderà il monarca invocato a compirla . Ma poiché si trattava di cacciare gli Austriaci e la rivoluzione di popolo non venne e ci fu invece la guerra sotto la guida del Re, Mazzini in nessun modo l'avversò, anzi si adoperò perchè se ne traesse il maggiore e miglior frutto possibile per l'unità. Né lo sgomentava il pensiero che la monarchia con la guerra nazionale si rafforzerebbe, che in tal caso non avrebbe, dopo Villafranca, scritto la lettera a Vittorio Emanuele.
Pròna di lasciare Londra per venire in Italia, il 3 maggio 1859 scriveva nel suo giornale Pensiero e Azione: La guerra è un fatto iniziato e potente che crea nuovi doveri e modifica essenzialmente la via da tenersi... Il fatto è iniziato: bisognava cercare di mutarne le condizioni prima; è dovere in oggi cercare di migliorarle . Con quali mezzi? Bisogna allargare la guerra. Gli uomini di fede repubblicana sentono quant'altri questo dovere, e sapranno compirlo... Davanti ai fatti iniziati contro un impero fondato sulla negazione assoluta di ogni nazionalità* davanti a una guerra dalla quale un governo italiano può, volendo, far sorgere la Nazione, cessa ogni opposizione sistematica, cessa la cospirazione segreta
Nicomede Bianchi, che fu sempre cosi ferocemente avverso a Mazzini, si degnò tuttavia di riconoscere questa superiorità morale di lui ricordando che dopo Villafranca fu promotore di un accordo fra uomini autorevoli delle due parti* repubblicana e monarchica* per raggruppare le forze nazionali allo scopo di iniziare dalla Sicilia la rivoluzione unitaria: interrotti i negoziati e ripresi dopo alcuni mesi* il 2 marzo 1860 per decidere