Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1675>
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Varietà, appunti e notizie 1675
gl'incerti Borisse agli*Amici di Palermo e di Messina: Se l'Italia vuol essere monarchin otto Casa Savoia, sia pure. Se, dopo tatto vuole acclamare liberatori, e non so che altro, il Re e Cavour, sia pure. Ciò che tutti or voghamo è che l'Italia si faccio... . E per tutto il 1860 non cessò di adoperarsi per conciliare le parti dissenzienti. abbandonando per il momento, e studiandosi perchè anche gli altri l'abbandonassero, ogni pregiudiziale politica. Egli comprendeva quale immenso passo verso l'unità si facesse con la riunione della Sicilia e del Mezzogiorno al regno di Vittorio Emanuele. e non voleva che per l'intransigenza politica si compromettesse il grande avvenire dell'Italia. A Garibaldi scriveva: Non vi è che una mèta: una libera Italia; Roma il suo centro; i francesi scacciati. Quanto al Re, sono e rimarrò repubblicano. Ma comprendo i tempi, rispetto la volontà del paese; non agirò contro di lui, né cospirerò per stabilire la Repubblica. Darò la mia parola per l'unità sola e lavorerò a tutt'uomo per far procedere l'annessione, ponendo per unica stipulazione quella della sua immediata accettazione. Se il paese lo elegge re, cosi sia.
E nell'articolo Né apostoli né ribelli dichiarava: Cittadini onesti e leali, accettiamo, purché guidi all'unità della Patria, la monarchia dal consenso dei più, non tentiamo dì sostituire alla sua la bandiera repubblicana .
Così quando in Toscana si preparava una spedizione di volontari per invadere il territorio pontificio, scriveva al Comitato di Firenze: Togliamo l'unità e la libertà d'Italia. Accetteremo ciò che proclamate. Non ci preoccupiamo di forme politiche. Chiniamo la testa al paese. Noi operiamo non contro il Governo, ma senza il Governo. E ciò che fece Garibaldi andando in Sicilia: ciò che fa scendendo sul continente . E appunto mentre Garibaldi fremeva in Sicilia per l'ansia di passare sul continente, Mazzini dichiarava essere necessario concentrarsi tutti in un unico postulato: lo sviluppo del movimento meridionale sotto la bandiera dell'unità nazionale. Non bisogna più fare del republicanesimo un postulato irrevocabile, e i republicani intransigenti debbono ri­pensarci ed essere disposti, se cosi si richiedesse, ad agire sotto la bandiera monarchica.
E quando seppe che gli autonomisti della Sicilia si agitavano, egli, contrario alla annessione della Sicilia sino a che Garibaldi non fosse disceso in Calabria, scrisse a Nicola Fabrizi, passato da Malta in Sicilia, di precipitare l'annessione.
.Con tutto questo, durante tutta la guerra in Sicilia e nel mezzogiorno, si scatenò da parte dei moderati contro Mazzini aria tempesta di calunnie, accuse, improperi. Lo si disse avverso a quell'impresa, di cui era stato l'artefice, perchè si compiva con Ja bandiera Italia e Vittorio Emanuele ; lo si accasò di contrastare l'annessione della Sicilia per puro spirito settario.; si.affermò che fosse andato a Napoli per opporsi alla annessione del mezzogiorno, si sparse la voce che intendesse far proclamare la repub­blica; si organizzarono contro di lui a Napoli dimostrazioni canagliesche; il prodit­tatore Pallavicino Trivulzio lo pregò di allontanarsi da Napoli. Ma la sua condotta aperta, corretta, leale fu lodata da Vittorio Emanuele con il conte Pianeiani, mandatogli da Mazzini per chiarirgli le proprie intenzioni, anzi esaltò la sua abnega­zione per avere ripiegata la bandiera repubblicana perchè si compisse l'unità d'Italia. E Garibaldi, pure fedelissimo al Re, ben conoscendo la lealtà di Mazzini si oppose alla sua partenza.
Ma poi venne Aspromonte che feri Mazzini al cuore cosi profondamente che parve dovesse uscire di senno. Allora proclamò altamente ohe si distaccava dalla monarchia, perchè I-i credeva incapace di quella iniziativa non per lottare contr'essa deliberata-inente, non per imporre, s'unche potessimo, la forma d'istituzioni ch'è sola logica, non per sostituire la questione politica olla questione nazionale. La monarchia si assuma essa