Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1676>
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1676 Varietà, appunti e notizie
l'impresa di Garibaldi. A quel patto essa può vivere ancora la vita di un tempo in Italia . Eppure quando Vittorio Emanuele gli foce sapore, l'anno dopo, che bramava la Bua collaborazione per la liberazione del Veneto, Mazzini si prestò volcoterosantente a trovare il modo di stringere quel patto per l'intento conrune che il re bramava col partito d'azione, avendo fede nella onesta lealtà del procedere di lui. E poiché Mazzini dichiarò che non aveva alcuna intenzione di alzare bandiera repubblicana, si iniziò allora quella corrispondenza fra il re sabaudo e il condannato a morte del 1834 e del 18S8, che durò, per mezzo di intermediari, e anche con lettere autografe, dal giugno 1863 al settembre 1864, ma non ebbe alcun risultato pratico, non per colpa di Mazzini e del re, ma per circostanze estranee a loro.
La Convenzione di settembre, che parve a Mazzini, come a moltissimi altri patriot ti anche di idee temperate, una rinuncia a Roma e fonte di grossi guai, e contro la quale scrisse un violento manifesto, lo allontanò anche piò dalla monarchia, ma scoppiata nel 1866 hi guerra con l'Austria, dimenticò il recente rancore per non ricordarsi che di essere italiano. Non gli piaceva l'alleanza con la Prussia, perchè stretta con uomini che rappresentavano il dispotismo e perchè prevedeva che, come realmente avvenne, l'Italia avrebbe dovuto rinunciare a gran parte delle sue rivendicazioni territoriali per le aspirazioni tedesche al Trentino e a Trieste; molti dei suoi amici politici erano contrari a quella guerra, eppure egli, caldamente, ostinatamente, insistette perchè si arruolassero sotto Garibaldi, che combatteva con bandiera regia e riuscì a convincerli: Ho predicato la guerra d'iniziativa popolare: i Veneti e l'Italia non l'hanno voluta. Intanto viene la guerra governativa. È guerra per la Venezia, contro l'Austria, per un fine nazionale. E chiaro che dobbiamo prendervi parte .
E non solo propugnò questa partecipazione, ma preparò anche un ottimo piano di auerra, che, a sua insaputa, risultò quasi identico a quello preparato dallo S tato maggiore prussiano (Moltke) che il Governo prussiano inutilmente aveva consigliato al Governo italiano e che aveva invece la calda approvazione di Vittorio Emanuele e di Garibaldi.
Più altre cose potrei dire, ma mi sembra che anche da queste poche la nobile e generosa figura di Mazzini, che tanto si eleva al di sopra delle divergenze ideologiche per contribuire alla creazione della nuova Italia, ima, indipendente, Ubera, appaia in tutta la sua grandezza.
Idealmente, sul terreno dell'apostolato e della teoria educatrice, egli fa sempre, apertamente, con intransigenza, fedele ai principii repubblicani, ma scendendo sul terreno dell'azione, sempre, in ogni circostanza in cui si trattasse dell'indipendenza e dell'unità della patria, non abbassò, ma ripiegò momentaneamente la sua bandiera, e fu pronto a cooperare, e cooperò con ardore, con lealtà, con successo, con la monarchia. Questa egli combattè, fieramente e anche violentemente, con la parola e con l'azione, quando gli parve che essa non intendesse o non ascoltasse la voce della patria, o pro­cedesse timida, lenta, impacciata nella via della redenzione, e si mostrasse incapace di compiere l'opera dell'unificazione.
E sia benedetta questa sua lotta infaticata, senza manchevolezze, contro la monarchia e i suoi ministri, fino a che l'unito non fu raggiunta.
A ragione il GrilB th nel suo boi libro Mazzini profeta di una nuova Europa scrive che l'opposizione sistematica di Mazzini fu forza che spinse avanti il Piemonte: che il contri­buto suo aiutò gli avvenimenti* perchè non solo egli tenne continuamente dinanzi agli occhi degli Italiani l'Italia una e indipendente con Homo capitale, ma anche tenne fissa questa idea nel campo dell'azione politica fattiva.
EEKHUCCIO QUIPTOkVA,lXB