Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1677
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LIBRI E PERIODICI
NINO VALERI, Pietro Verri {Collezione settecentesca): Milano. A. Mondadori, 1937, pp. 303. L. 15.
Nella Collezione settecentesca fondata da Salvatore Di Giacomo il Valeri ha ripubblicato, organicamente rifusi, gli articoli sn Pietro Verri costituenti il lavoro vincitore del concorso per un saggio di storia italiana bandite dalla Nuova Antologia, e che videro la luce in quella rivista tra il maggio e il luglio 1934.
Il Valeri colla sua esposizione sobria ed elegante, frutto di ricerche dirette sulle fonti (soprattutto nell'archivio del compianto conte Andreanì Sorniani Verri), introduce molti elementi nuovi per la conoscenza del grande illuminista lombardo. Basterà accennare che le biografie vernane facenti capo ai vecchi studi di I. Bianchi, di P. Custodi, e al lavoro del Bouvy, oramai insufficienti anche per la pubblicazione di nuove fonti (di particolare importanza l'epistolario, incominciato a stampare prima ad opera di C. Casati, che fu editore del materiale apprestato dal Custodi, poi sotto gli auspici della Società storica lombarda), di monografie particolari sull'economista, gul finanziere, sullo psicologo, sul letterato, e di alcuni saggi sono dal Valeri completamente rinnovate e per il metodo e per il materiale inedito sfruttato: l'epistolario anche degli anni 1777 1792, memorie autobiografiche, scritti giovanili letterari ed economici raggruppati in un volume sotta:il titolo Cose varie, buone, mediocri, cattive del conte Pietro Verri, fatte ne* tempi di sua gioventù, le quali con eroica clemenza Ita trascritte di sua mano nell'anno 1763, ad uso soltanto proprio, o degli intimi amici suoi, una Memoria sulla vita e sugli scritti di Pietro Verri da attribuire al segretario di lui Giorgio Ghelfì. poesie, appunti, riflessioni, abbozzi di lavori inediti, note marginali ai libri della sua biblioteca, Memorie sulla famiglia. Rime del conte Gabriele Verri milanese. Memorie sulle dissensioni e divisioni della famiglia Verri dopo la morte del conte Gabriele Verri seguite nel 1782, scritte nell'anno 1788, lo zibaldone Miei scritti del 1761 sulla storia del commercio di Milano e sul tributo del sale nel Milanese, Memoria del conte Pietro Verri in cui si espongono i motivi per i quali venne impiegato e poi dopo ventanni congedato. Quanto al metodo, il biografo del Verri ai trova innanzi a svaria tissimi problemi non solo di inquadramento (l'attività del grande milanese si svolse nei più svariati campi, e il Valeri ricorre alla migliore bibliografia per ciascuno di essi: al Contò, al Villemont, al Pivano, al Morandi, al Vaisecchi, al Salvatorelli, per l'illuminismo politico lombardo; al Tommaseo, al Carducci, al Novali, al Natali, al Bcrtana e al Piccioni per le discussioni letterarie, al Mauri, al Michele, ali* Einaudi, al Pugliese per il pensiero economico ; al Losacco, al Capone-Braga e-al Caramella per la filosofica; oltre, naturalmente, alla bibliografìa speciale d'ogni singolo problema), ma d'interpretazione e di valutazione interna. A parte le essenziali variazioni di pensiero col volger degli anni, le pagine autobiografiche del Verri sono, più di una volta, assai infide, soprattutto per quel che riguarda le vicende domestiche, le quali influirono su molti atteggiamenti del conte, che, nonostante le sue proteste razionalistiche, fu temperamento sensibilissimo e impulsivo talché si è persino dato cogliere in Ini molti caratteri del protoromanticismo.
La vita del Verri (1728-1798), in un'esposizione diligente e intelligente quale quella del Valeri* c'introduce nei più importanti problemi di tutto un secolo, tra i più grandi della storia, e ci fa assistere, attraverso le esperienze di nn uomo, alle successive liberazioni da un mondo vieto d? istituti e di sentimenti, di dottrine e di credenze, prima nella teoria, poi, attraverso contrasti e tentennamenti molteplici (lo stesso Verri, ad esempio, che condannò teoricamente il maggiorascato, le rivendicò a suo favore alla morte del padre), anche nella pratica.