Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1678>
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1678 Libri e periodici
Lento Vavvio che coincide cogli anni più teneri del Verri tormentati dal rigore della madre, freddamente imperiosa e caparbia. Ma. fa specie eoe già fatto adulto, I* illumi­nista si lamentasse perchè nelle malattie sofferte da bambino gli aveva fatto trangugiare violentemente le medicine tenendogli il naso! Dopo infruttuosi tentativi di scuola privata, quindi presso i Gesuiti di Monza, e in seguito nuovamente in famiglia, dal 1739 ebbe a sperimentare per quattro anni l'opprimente metodo pedagogico dei Bar­nabiti delle scuole pubbliche di S. Alessandro. Nella primavera del 1744 fu inviato a Roma al collegio Nazareno, dove, passati alcuni mesi di cocenti umiliazioni, messosi a un lavoro intenso e rabbioso si pose in grado di comparir senza rossore nella scuola. Nel 1745 è richiamato a Milano ove frequenta le lezioni di logica presso le scuole dei Gesuiti di Brera, quindi, nel 1747, passa al celebre collegio gesuitico dei Nobili* a Parma. La valentia e l'abilità dà maestri, che indulgono alla sua svogliatezza nelle pratiche religiose, l'inducono ad appassionarsi alla fisica e alle lettere, sicché, gradito ricordo gli rimarrà degli studi condotti a Parma sino al 14 agosto; 3.749.
Eccolo ora in famiglia alle prese coll'ostinato rigorismo autoritario unito a una compassata sicurezza di sé del padre Gabriele, nominato nel 1749 senatore pei servigi resi a Maria Teresa, la padrona , nell'opera di riforma intrapresa dal Pallavicini in quegli anni tempestosi per gli Absburgo, e cogli isterismi della madre, che, per com­parire in qualche modo donna meravigliosa, per dominare meglio nella sua casa e ren­dere adorati i suoi capricci affligge i familiari con mille stravaganze attribuite da un medico compiacente, ad a aura convulsiva . Gabriele vuole che il figlio studi i pramma­tici per avviarsi alla carriera legale, ma, questi non ha l'intenzione di <r coprirsi col vanto di una simulata severità, di immolare il buon senso nello studio dei prammatici . E nel salotto e, più, nella persona della duchessa Maria Vittoria SerbeHoni trova que' conforti chela famiglia gli nega o non gli può dare. Al primo amore, che suscita le minac­ciose ire dei genitori, accompagna la frequenza all'Accademia de* Trasformati, dove recita La filosofia alia moda (1750) fugatrice delle peripatetiche caligini profonde , e una burlesca Borlanda., primo saggio di un genere letterario molto usato in seguito dal Verri.
Nel Congresso di Varese (17 giugno-7 agosto 1752) adunato per definire i confini tra il Milanese e la Svizzera, e, Tanno dopo, a Vienna, lungi dalla ristrettezza dell'am­biente familiare, si ha una specie di accordo tra padre e figlio, subito rotto dal prose­guire della relazione colla duchessa produttiva di molte scenate e di una fatica lette­raria: la traduzione di tutto il teatro del Destouches (4 voli., Milano, 1754), con una prefazione, notevole per certe premesse estetico-pedagogiche in lode del teatro fran­cese, la quale introduce il Verri nella contesa tra chiaristi e goldonisti a favore del Gol­doni e di quell'arte che, mostrando il vero, insegna la virtù, come Pietro scrive anche nel poemetto in marteHiani La vera commedia. In ringraziamento il Goldoni gli dedica li festino, mentre il Chiari replica malignamente provocando una controreplica del Verri, la quale è una specie di sceménzaio delle contraddizioni e dei modi stravaganti di dire del Chiari. Avviatosi per questa via, prosegue negli studi letterari e, nel 1756, abbandonato dalla Scrbclloni, scrive un galante Ritratto di bolla donna; nel carnevale del 1757, un discorso s sulle maschere e, nel 1758, la traduzione in versi sciolti della Colombiade, poema di Madame du Boccage alloro a Milano. Invescato nelle galanterie abbozza alcuni Pensées sur Vamour et sur la galanterie, frammezzo ad altri PensScs détachées, di ben diverso genere, e cioè sui problemi capitali della storia e della politica. Tra le passioni e le dispute letterarie, anzi proprio incalzato da quelle e da queste sul piano pratico e sn quello teoretico, e portato ad approfondire e chiarificare i più diversi problemi. Già per tempo aveva difeso il valore de* moderni contro gli antichi: ora si sforza di spiegare la storia e. anziché lucida razionalità progressivamente trion­fante, vi trova la capricciosità della aorte e il crudo egoismo, in un curioso travisamento dei concetti del Montesquieu sull'onore, il dovere, la virtù politica e il patriottismo. Sempre seguendo il Montesquieu compone le Idée* sur la SociitS, nelle quali espone una