Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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1679
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Libìi e periodici 1679
uà pessimistica concezione basata sulla creante che sarebbe principe universcl de tonte: association : nella repubblica, la paura che sia tolta la libertà fa ani aie le leggi e mette tutti i cittadini in guardia sugli affari dello stato; nella monarchia, i sudditi temono il despotismo e perciò sono attaccati ai corpi depositari delle leggi che devono vegliare alla conservazione dello stato; nel despotismo il popolo teme la morte e il sovrano la svolta. Una dialettica sui generis tra liberto e despotismo sarebbe la molla della storia. Ma si tratta ancora di sistemazioni approssimative e alquanto stentate: la lotta olla famiglia e i pettegolezzi mondani gP impediscono di compiere lavori di lena e, al più, dettano pagine acri e bizzarre come II Gran Zoroastro perii 1758 e anello, più moderatamente pacato, per il 1759. Finalmente ottiene di servire come volontario nell'eser-to austriaco e può cosi infrangere il circolo che comprime il suo ingegno. A Vienna fa dolorose esperienze sui Tedeschi che avrebbero un animo goffamente rozzo; trattano gP Italiani da provinciali e sudditi, sono monocordi e spregiudicati. Con una commendatizia del Kaunitz si sistema al quartier generale in Lusazia: altra delusione sulle milizie austriache comandate da canaglie o da scioperati, prive di una direzione organica, operanti a casaccio, sicché egli si sente vieppiù preso dallo sconforto, nonostante una momentanea emozione procuratagli da una insulsa bravata.Ma l'incontro di un uomo, il tenente Lloyd, colto e avventuroso, lo solleva dalle malinconie e dal lento procedere della guerra, poi detta dei sette anni, nella quale si distinsero per valore parecchi Italiani. All'audacia, del friulano tenente colonnello Fabris, per esempio, il Verri rivendica il merito di una grande vittoria del Daun sui Prussiani. Dopo un breve soggiorno al quartiere d'inverno a Dresda, scontento del mestiere d'ufficiale, abbandona l'esercito e si porta a Vienna. Per tre settimane esplica le mansioni di ciambellano a corte sperando gli sia concesso qualche impiego; invano. Condensa in pensieri le sue delusioni da essi vediamo com'egli ritenga affidatele sorti del mondo alla forza e all'opinione. Per mezzo dell'abate Luigi Giusti, segretario aulico di Stato per il dipartimento d'Italia, nutre fiducia d'ottenere dal Firmian, nuovo ministro plenipotenziario per la Lombardia, un impiego e prepara un piano di riforme, da cui escono gli Elementi di commercio m etri, sotto l'influsso del Lloyd e di Gian Rinaldo Carli (conosciuto sin dal 1755). propone l'accrescimento dell'industria nazionale e l'adozione di misure variamente protettive.
Ma il Firmian non si commuove, anzi dopo la relazione inviatagli dal Verri Sul tributo del sale netto Stato di Milano, densa di critiche al caotico sistema tributario milanese, ma priva di basi statistiche (curioso il sistema d'indagine del Verri in questi anni, aprioristico all'eccesso: consulta la bibliografia dopo avere steso il saggio!), mostra una grande freddezza. forse la lezione riesce salutare: coll'aiuto di Ilario Corte archivista del Senato, Pietro, dopo dumesi! di ricerche, compila un Saggio sulla grandezza e decadenza del commercio di Milano sino al 1750, ponendo solide basi al suo radicalismo illuminista, piaccia o no ni Firmian alquanto diffidente e posato. Il fallimento dei numerosi tentativi punge il Verri nel sno amor proprio, e per una specie di sfida a tutti, si batta a denti, stretti a un intenso lavoro. Si lega d'amicizia col Beccaria, lo aiuta nelle sue disavventure familiari e sentimentali, e, dominando l'amico fiacco e un po' abulico, gli assegna un tema sulla moneta. Ne esce l'opuscolo Dei disordine e de* Rimedi dette monete nello Stato di Milano nel 1762, che provoca le confutazioni del marchese Carpani cui rispondono Pietro nel Gran Zoroastro del 1762, e il cadetto Alessandro. Terminata la polemica, Pietro imposta ex novo i problemi monetari nel Dialogo tra Fromino e Simplicio sul disordine delle monete nello Stato di Milano.
La polemica, più che ad altro., servì o raccogliere intorno al Verri un'ardita avanguardia (L. Lambertongbi, G. B. Biffi, G. Menafoglio, A. Longo, G. Visconti di Saliceto, e altri), subito detti dal volgo, per la loro combattività, Soci dei pugni. Quali fossero le idee del loro capo spirituale risulta dal suo Discorso sulla Felicità (Livorno, 1743) che. quantunque debba molto al Rousseau, farà scuola e sarà quasi uno dei apo stipiti M un'abbondantissima pubblicistica sullo felicità la quale sì gloria anche dj