Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <1680>
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1680 Libri e periodici
scritti del giovane Rosmini. E questi imposta la discussione in termini analoghi a quelli del "Verri: l'eccesso dei desideri sopra il potere di soddisfarli è la misura della nostra infelicità, per eliminarla e raggiungere il line naturale dell'uomo è necessario o elimi­nare i desideri, o accrescere il potere, o l'una e l'altra cosa insieme. Ma mentre per il Rosmini le considerazioni sulla felicità sono un semplice avvio a più alte meditazioni filosofiche, per il Verri esse si esauriscono in se stesse pur consentendogli profezie ele­vate sebbene oscure: onde con fondamento prevede il saggio che la libertà civile delle nazioni dovrà dilatarsi. Quando così sia fatto, rinascerà l'antico vigore negli animi, l'antica guerra di nazioni e non di principi, e per questo circolo passeranno in giro le nazioni europee, come le stagioni dell'anno sulla terra .
Irrobustito dalle nuove dispute e meditazioni, riprende con lena i progetti riformi­stici per l'amministrazione del Milanese, ma in forma concreta, e compila un'opera nella quale, delineate le vicende di quell'amministrazione, traccia un bilancio del com­mercio estero, che dimostra fortemente passivo e conduce una spietata critica al sistèma fiscale delle ferme. Inviata l'opera a Vienna, si distrae colla stesura di un almanacco per il 1764: 11 Mal dì Milza. Ed ecco che il 31 gennaio 1764 ha dal ministro plenipoten­ziario la comunicazione d'essere stato nominato consigliere di una nuova giunta eretta al fine di rettificare le leggi della Ferma . A fondamento dell'attività della giunta appre­sta affrettatamente un bilancio del commercio dello Stato di Milano, che provoca una lettera fulminante del Kauni tz, le ire dei fermieri, dei loro portavoce e del Carponi, le beffe sanguinose del Baretti, il quale crede trovarsi di fronte a uno dei quei politi­castri infranciosati ch'egli combatte* Rifatto; il bilanciò, i lavori della giunta si esau­riscono colla creazione della direzione generale della ferma mista e di un consiglio per le finanze milanesi. La ferma mista è l'inizio di una parziale riscossione tributaria senza appaltatori intermediari e di essa è rappresentante il Vèrri, mentre a presiedere il Supremo consiglio di economia (1765) è chiamato il Carli; il' Verri ne è semplice consi­gliere, con suo disappunto. Egli continua, frattanto, ad animare gli studi del gruppo che lo circonda: per sua ispirazione o sollecitazione il fratello Alessandro inizia una Storia d'Italia incominciando da Rome* e il Beccaria stampa nel 1764 la celebre operetta Sui delitti e sulle pene.
Il Valeri rileva felicemente l'influsso del Verri sul capolavoro del Beccaria, soprat­tutto nella tesi fondamentale: doversi sostituire all'arbitrio dei corpi intermedi, la libertà ossia l'ubbidienza dei Cittadini tutti a leggi cM'àxéj sienre* (.ostanti, conformi alla natura umana e miranti al pubblico bene. Che le idee del Beccaria fossero poi le stesse è dimostrato anche da un indovinello sulla tortura inserito dal Verri nel suo AfaZ .7/ Milza per il 1764: <t Io sono regina ed abito fra gli sgherri; purgo chi è macchiato e mac­chio chi non è macchiato; son creduta necessaria per conoscere la verità, e non ai crede a quello che si dice per opera mia. I robusti trovano in me la salute e i deboli la rovina. Le nazioni colte non si sono servite di me: il mio impero è nato ne' tempi delle tenebre, il mio dominio non è fondato sulle leggi, ma sulle opinioni di alcuni, privati . Uguale pensiero troviamo nell'ironica Orazione panegirica, sulla giurispru­denza milanese e nell'abile replica olle accuse del padre F. Facchinei.
Per il trionfo delle idee comuni sorge ora il Caffè (un numero ogni dieci giorni dal 1 giugno 1764 a tutto il moggio 1765), in cui, attraverso i conversari dei frequentatori la bottega di Demetrio, troviamo il precisarsi di alcuni motivi già accennati, il vivace contrasto tra i conservatori che difendono l'ultimo primato italiano nel mondo e i novatori che mostrano i danni di un'imitazione protratta por secoli, un prudente silen­zio sulle 'cose di religione, l'idi-tilificazionc tra libertà politica e dispotismo delle leggi, la proclamazione della necessità della monarchia assoluta per ricondurre ai loro prin­cipi le nazioni, l'esaltazione dell'operosa concreta contrapposta alle utopie, l'esi­genza di dare un contenuto reale all'arte lontano dalle tegole in cui si era imbalsamata l'anima italiana (notissime le polemiche colla Frusta Letteraria* i Trasformati e il Parini), senza alcuna concessione alle tradizioni italiane. Interessante riesce addentrarsi colla